Città di Caccuri
Itinerari
INSEDIAMENTI RUPESTRI
Il territorio di Caccuri si distingue anche per uno straordinario patrimonio di grotte rupestri. L’insediamento più consistente, costituito da una cinquantina di unità disposte su terrazzamenti paralleli, strutturate in ambienti monocellulari e dicellulari, è situato lungo la parete meridionale di arenaria sulla cui cima sorge il castello. Il sito, in cui sono state rinvenute asce in pietra levigata e ossidiana risalenti all’età neolitica, è un esempio di villaggio rupestre con strade di accesso, viottoli, depositi, laboratori, nel quale è presente un tipo di abitazione a pianta elissoidale, che non ha confronti in Calabria. Un altro gruppo di grotte, è ubicato sulla parete appena sotto il castello, e nel tempo é stato inglobato nel parco della dimora, oggi divenuto Villa comunale.
Di antiche origini, e legate alla presenza dei monaci basiliani, in fuga dall’oriente a seguito delle persecuzioni iconoclaste dell’impero bizantino, sono le grotte ubicate nella zona denominata Timpa dei Santi e in quella del Vurdoj. Le prime, situate in un terreno di proprietà privata, sono un raro esempio di complesso monastico rupestre, un unicum nel Mezzogiorno considerato il più antico luogo di culto bizantino del territorio, di cui rimangono quattro unità monocellulari orbitanti intorno ad una chiesa, con tre nicchie scavate nella calcarenite in cui era presente un’estesa decorazione murale, di cui si riconoscono le immagini del Cristo Pantocrator, della Madonna Odighitria con Bambino, l’immagine dell’arcangelo Gabriele, purtroppo, in precarie condizioni conservative. In una zona adiacente la masseria del Vurdoj si trovano degli interessanti insediamenti, utilizzati dai monaci come luoghi di meditazione e preghiera, tra i quali una grotta adibita a chiesa rupestre, con i resti di altare e segni cruciformi incisi sulla volta. Nel paese, altri insediamenti sono allocati sulla parete rocciosa della collina chiamata Serra Grande. Un tempo utilizzati per allevamento di animali domestici, sono stati da qualche decennio valorizzati da un’associazione del posto “Arte in gioco” che da 27 anni porta avanti la tradizione del Presepe Rupestre. Infatti, queste grotte, offrono uno scenario naturale perfetto e di grande fascino, in cui camminando in un percorso, di notte illuminato, si possono ammirare personaggi, a grandezza naturale, intenti a riprodurre antiche pratiche artigianali, fino a giungere in cima dove si trova la natività. Quest’istallazione è visibile di giorno anche nel periodo estivo, configurandosi come museo a cielo aperto di antichi mestieri, in cui gli attrezzi, originali, pazientemente recuperati, sono stati strappati ad un inevitabile oblio per diventare portatori della memoria del paese.
La ciclopedonale della Val di Neto, inaugurata nel marzo del 2024, è una “green road” di circa 42 km che costeggia l’argine sinistro del fiume omonimo realizzata attraverso la riconversione di un’antica mulattiera in modo da avere il minore impatto possibile su un paesaggio caratterizzato ancora da una natura incontaminata e selvaggia, una ricca fauna, ma soprattutto interessa un lembo della Calabria ricco di storia e di cultura. Tra i primi posti all’Oscar del Cicloturismo, questo percorso è stato concepito prestando particolare attenzione alla sostenibilità, sia nella scelta che nell’utilizzo di materiali eco-compatibili per limitare gli effetti sul territorio, come per la passerella pedonale di San Rocco nel comune di Caccuri realizzata in acciaio e legno, una vera e propria opera architettonica sapientemente integrata nel paesaggio naturalistico.
Il comune di Caccuri è stato tra i promotori di questo progetto, insieme a quelli di Belvedere di Spinello, Santa Severina, Rocca di Neto, Strongoli e Scandale, che promette di trasportare il ciclista e il camminatore in un viaggio indietro nel tempo verso la conoscenza di rocche, eremi, castelli, borghi arroccati, di cui alcuni presenti nel prestigioso club dei borghi più belli d’Italia, ricchi di un patrimonio storico-artistico, archeologico e religioso per lo più sconosciuto.
Dal sito termale di Bruciarello nel territorio di Caccuri la camminata arriva fino alla foce sul Mar Jonio, percorrendo gran parte del marchesato e ricongiungendosi alla ciclovia dei Parchi della Calabria all’altezza del lago Ampollino. Questa “green road” è dotata di segnaletica informativa e di punti di sosta attrezzati, consente di beneficiare di una forma di turismo più soft e intimo, attraverso il quale il camminatore/ciclista può godere delle bellezze di una natura ancora incontaminata, osservare la fauna attraverso i capanni di sosta equipaggiati, e per gli amanti dello sport cimentarsi nei percorsi di rafting in kayak sul fiume Neto. Lontano, quindi, dal turismo di massa, consente non solo di godere appieno della ricchezza del territorio, ma anche di usufruire, per chi vuole, di fare delle soste rigenerative presso le sorgenti termali di cui è ricca la zona, utilizzate sin dal tempo dei romani, e infine, ma non meno importante, nutrire il palato con le prelibatezze caratteristiche dei luoghi.
Le Terme di Bruciarello sono uno dei luoghi naturali più particolari e misteriosi del territorio di Caccuri, conosciute da secoli per le loro acque sulfuree calde che sgorgano spontaneamente tra le colline della Valle del Neto.
Si tratta di sorgenti termali naturali sulfuree immerse nella vegetazione, con piccole vasche e laghetti naturali formati dall’acqua ricca di zolfo.
Le acque hanno:
Le sorgenti sono note sin dall’antichità romana.
Il nome “Bruciarello” probabilmente deriva dalla sensazione di “bruciore” provocata dalle acque sulfuree sulla pelle oppure dal vapore caldo che esce dal terreno.
Secondo alcune interpretazioni popolari, anche il nome di Caccuri potrebbe avere collegamenti simbolici con queste acque termali.
Le sorgenti erano già conosciute:
Per secoli gli abitanti della zona le hanno utilizzate come:
L’area è molto suggestiva perché unisce:
L’atmosfera è quasi “primordiale”, soprattutto nelle giornate fredde quando il vapore crea nebbie naturali sopra l’acqua.
Le terme si trovano nella zona della Valle del Neto, tra il territorio di Caccuri e l’area verso Cotronei/Scandale, lungo percorsi naturalistici e ciclopedonali.
La Grancia del Vurdoj è uno dei luoghi storici più affascinanti del territorio di Caccuri, immerso nella Presila crotonese, in località Bordò. Si tratta di un antico complesso monastico-rurale di origine medievale legato ai monaci florensi dell’Abate Gioacchino da Fiore.
La Grancia venne fondata tra il 1196 e il 1197 come dipendenza agricola del monastero florense di Abbazia Florense. Le “grance” erano strutture utilizzate dai monaci per amministrare terreni agricoli, magazzini, frantoi e allevamenti.
All’interno del complesso erano presenti:
Secondo diverse ricostruzioni storiche, la Grancia poteva essere anche un punto di ristoro per pellegrini medievali diretti verso luoghi sacri. La presenza della chiesetta dedicata a San Giacomo fa pensare a collegamenti con i cammini religiosi medievali.
Prima dei florensi, la zona era frequentata dai monaci basiliani bizantini. Ancora oggi nei dintorni si trovano tracce di grotte rupestri e insediamenti religiosi nascosti nella vegetazione.
Uno degli episodi storici più importanti legati alla Grancia riguarda i patrioti Attilio Bandiera e Emilio Bandiera.
Nel giugno del 1844 passarono proprio dalla Grancia del Vurdoj durante la loro spedizione in Calabria contro il Regno Borbonico. Qui si fermarono prima di essere catturati nei boschi della Sila.
Il complesso conserva ancora caratteristiche medievali e rurali molto interessanti:
La Soprintendenza Archeologica della Calabria lo considera un bene storico da tutelare.
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