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Benvenuto Santa Severina

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Benvenuti Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, oltre ad essere il salotto del paese.Il borgo di Santa Severina conserva anche numerose chiese di grande interesse storico e artistico, tra cui la Cattedrale di Sant’Anastasia, caratterizzata da una facciata di epoca barocca. All’interno, vi sono diverse opere d’arte: il crocifisso ligneo datato fine XV inizi XVI secolo e un affresco rappresentante la Madonna della Calabria con Gesù Bambino, San Francesco di Paola e l’abate Gioacchino da Fiore.Il Battistero di Santa Severina datato tra il VII e il IX secolo, è un’opera architettonica di origine bizantina, tra le più antiche e meglio conservate della Calabria. L’impianto circolare con otto colonne, la cupola, i pochi affreschi rimasti, lo rendono un luogo di grande fascino e spiritualità. La chiesetta di Santa Filomena o “Pozzoleo” un esempio di architettura sacra che risale al periodo compreso tra il XI ed il XII secolo d.C. Su uno dei lati esterni dell’edificio sacro, si aprono due bei portali d’ingresso ad arco acuto, decorati con motivi floreali e a tenaglia.Il Museo Diocesano di Arte Sacra di Santa Severina conserva una ricca collezione di dipinti, sculture e oggetti sacri, testimonianze della storia e della cultura religiosa del territorio. Tra le opere più significative del museo, spiccano la Madonna con Gesù Bambino attribuita a Ludovico Mazzanti, il braccio reliquiario, la statua in argento e la tela di Santa Anastasia, (Patrona di Santa Severina) oltre ad un archivio e una biblioteca di notevole importanza. Il museo ospita anche una sezione dedicata alla scultura, con opere in legno e in pietra che spaziano dal periodo bizantino al XIX secolo, e una sezione dedicata ai paramenti sacri, con una collezione di tessuti e abiti liturgici di grande pregio.Santa Severina è avvolta dalla natura, infatti nel suo patrimonio ambientale va annoverato Monte Fuscaldo, la parte più alta del Marchesato crotonese con presenze di fauna e flora importanti per la “macchia mediterranea”, oltre al leggendario fiume Neto (Neaithos), il quale conserva un importante ecosistema del territorio e da poco accompagna la ciclopedonale definita proprio della Valle del Neto. Monumenti -Concattedrale -Il Castello -Il Battistero -Piazza Campo -La Porta Antica -Ponte Santo Chiese -Concattedrale -Il Battistero -Chiesa del Pozzoleo -Chiesa Santa Lucia -Chiesa S.Antonio -Chiesa Santa Maria -Chiesa Addolorata -Chiesa S’Anna Musei -Macss -Museo Diocesano -Multilia -Museo Archeologico -Museo del Caffè -Casa d’arte Ospitalità LA LOCANDA DEL RE’Telefono: +39 0962 51781 LO SCOGLIOTelefono: +39 331503 1177 SOFRITO SOUL FOODTelefono: +39 3533469260 LE PUZELLETelefono: +39  096251004 LE MONACHELLETelefono: +39 3913050252 IL QUERCETOTelefono: +39 0744982239 HOLIDAY HOUSETelefono: +39 3533469260 B & B MESOVIATelefono: +39 3892674517B & B FILOXENIATelefono: +39 389 267 4517 GUIDE NEL BORGOTelefono: +39 339405163Telefono: +39 3334760610Telefono: +39 3481324260 Numeri Utili CARABINIERITelefono: +39 096251058 POLIZIA MUNICIPALETelefono: +39 096261062 FARMACIA Dr. RanieriTelefono: +39 096251015 GUARDIA MEDICATelefono: +39 0962555800 UFFICIO POSTALETelefono: +39 096251066 Eventi -FESTA DI CARNEVALE Data: 28 Febbraio Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Celebrazione del Carnevale con sfilate di carri in maschere, balli e cibo tradizionale.   -FESTA DELLE ARANCE Data: 10 Marzo Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Degustazione di cibi e bevande a base di arance.   -FESTA MEDIEVALE Data: 01 Maggio Luogo: Piazza del Borgo e Castello Descrizione: Rievocazione storica medievale con giochi ed esibizioni medievali.   -NOTTE ROMANTICA Data: 26 Giugno Luogo: Piazza del Borgo  Descrizione: Evento dedicata alle coppie e all’amore con degustazioni, musica, arte, cultura.   -FESTIVAL DELLA POESIA Data: 02 Settembre Luogo: Piazza del Borgo  Descrizione: Evento dedicata alle poesie e libri.   -WINE FESTIVAL Data: 28 Dicembre Luogo: Castello  Descrizione: Evento dedicata al vino con degustazioni , musica e food, Arte. Geolocalizzazione Itinerari Versione 2.0 2025

Benvenuto Santa Severina

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Benvenuti Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, oltre ad essere il salotto del paese.Il borgo di Santa Severina conserva anche numerose chiese di grande interesse storico e artistico, tra cui la Cattedrale di Sant’Anastasia, caratterizzata da una facciata di epoca barocca. All’interno, vi sono diverse opere d’arte: il crocifisso ligneo datato fine XV inizi XVI secolo e un affresco rappresentante la Madonna della Calabria con Gesù Bambino, San Francesco di Paola e l’abate Gioacchino da Fiore.Il Battistero di Santa Severina datato tra il VII e il IX secolo, è un’opera architettonica di origine bizantina, tra le più antiche e meglio conservate della Calabria. L’impianto circolare con otto colonne, la cupola, i pochi affreschi rimasti, lo rendono un luogo di grande fascino e spiritualità. La chiesetta di Santa Filomena o “Pozzoleo” un esempio di architettura sacra che risale al periodo compreso tra il XI ed il XII secolo d.C. Su uno dei lati esterni dell’edificio sacro, si aprono due bei portali d’ingresso ad arco acuto, decorati con motivi floreali e a tenaglia.Il Museo Diocesano di Arte Sacra di Santa Severina conserva una ricca collezione di dipinti, sculture e oggetti sacri, testimonianze della storia e della cultura religiosa del territorio. Tra le opere più significative del museo, spiccano la Madonna con Gesù Bambino attribuita a Ludovico Mazzanti, il braccio reliquiario, la statua in argento e la tela di Santa Anastasia, (Patrona di Santa Severina) oltre ad un archivio e una biblioteca di notevole importanza. Il museo ospita anche una sezione dedicata alla scultura, con opere in legno e in pietra che spaziano dal periodo bizantino al XIX secolo, e una sezione dedicata ai paramenti sacri, con una collezione di tessuti e abiti liturgici di grande pregio.Santa Severina è avvolta dalla natura, infatti nel suo patrimonio ambientale va annoverato Monte Fuscaldo, la parte più alta del Marchesato crotonese con presenze di fauna e flora importanti per la “macchia mediterranea”, oltre al leggendario fiume Neto (Neaithos), il quale conserva un importante ecosistema del territorio e da poco accompagna la ciclopedonale definita proprio della Valle del Neto. Monumenti -Concattedrale -Il Castello -Il Battistero -Piazza Campo -La Porta Antica -Ponte Santo Chiese -Concattedrale -Il Battistero -Chiesa del Pozzoleo -Chiesa Santa Lucia -Chiesa S.Antonio -Chiesa Santa Maria -Chiesa Addolorata -Chiesa S’Anna Musei -Macss -Museo Diocesano -Multilia -Museo Archeologico -Museo del Caffè -Casa d’arte Ospitalità LA LOCANDA DEL RE’Telefono: +39 0962 51781 LO SCOGLIOTelefono: +39 331503 1177 SOFRITO SOUL FOODTelefono: +39 3533469260 LE PUZELLETelefono: +39  096251004 LE MONACHELLETelefono: +39 3913050252 IL QUERCETOTelefono: +39 0744982239 HOLIDAY HOUSETelefono: +39 3533469260 B & B MESOVIATelefono: +39 3892674517B & B FILOXENIATelefono: +39 389 267 4517 GUIDE NEL BORGOTelefono: +39 339405163Telefono: +39 3334760610Telefono: +39 3481324260 Numeri Utili CARABINIERITelefono: +39 096251058 POLIZIA MUNICIPALETelefono: +39 096261062 FARMACIA Dr. RanieriTelefono: +39 096251015 GUARDIA MEDICATelefono: +39 0962555800 UFFICIO POSTALETelefono: +39 096251066 Eventi -FESTA DI CARNEVALE Data: 28 Febbraio Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Celebrazione del Carnevale con sfilate di carri in maschere, balli e cibo tradizionale. -FESTA DELLE ARANCE Data: 10 Marzo Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Degustazione di cibi e bevande a base di arance. -FESTA MEDIEVALE Data: 01 Maggio Luogo: Piazza del Borgo e Castello Descrizione: Rievocazione storica medievale con giochi ed esibizioni medievali. -NOTTE ROMANTICA Data: 26 Giugno Luogo: Piazza del Borgo  Descrizione: Evento dedicata alle coppie e all’amore con degustazioni, musica, arte, cultura. -FESTIVAL DELLA POESIA Data: 02 Settembre Luogo: Piazza del Borgo  Descrizione: Evento dedicata alle poesie e libri. -WINE FESTIVAL Data: 28 Dicembre Luogo: Castello  Descrizione: Evento dedicata al vino con degustazioni , musica e food, Arte. 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Benvenuto ad Altilia

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Palazzo Barracco Fondata nel XII secolo, nella frazione di Altilia, il Monastero della Madonna della Calabria divenne il principale santuario mariano della Calabria. Inizialmente sostenuto dai Normanni, il monastero fu posto sotto la protezione diretta dell’imperatore Federico II di Svevia. Secondo i documenti di Ferdinando Ughelli, nel maggio 1099, Ruggero Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo, confermò al vescovo Policronio il possesso del monastero di Calabromaria. Ruggero II confermò nuovamente il possesso al vescovo a Santa Severina il 1° giugno 1115.Tra la metà del Cinquecento e gli inizi del Seicento, il Monastero fu gestito dagli abati commendatari della famiglia Barracco. Tiberio Barracco, in particolare, si adoperò per la preservazione dei documenti storici del monastero, facendoli trascrivere nel 1581. Una copia di questi manoscritti è conservata presso l’Archivio storico di Napoli. All’inizio del XIX secolo, il monastero fu trasformato in un palazzo baronale appartenente ai Barracco. Oggi, l’edificio è in parte di proprietà comunale e in parte occupato da abitazioni private.Nel 2010, ricerche archeologiche hanno rivelato il degrado e la trasformazione di alcune cavità artificiali sul fronte della scarpata antistante il Palazzo Barracco. I materiali rinvenuti risalgono al XIX secolo, suggerendo che la costruzione del palazzo baronale ha compromesso la conservazione delle aree circostanti.Attualmente è la sede del Multilia, un museo multimediale con cinque stanze tematiche sulla storia del territorio, sia culturale che ambientale. Villa Comunale Situata nella frazione di Santa Severina, la Villa del Palazzo Barracco vanta una storia affascinante che risale al XVI secolo. Originariamente un giardino adiacente al convento dei cistercensi di Santa Maria di Altilia, questo spazio verde si estende oggi per oltre ventimila metri quadrati ed è adiacente all’attuale Palazzo Barracco, che in passato era parte del monastero di Calabromaria.La villa è strutturata a terrazzi su sei livelli, collegati tra loro da eleganti gradinate. Tra le caratteristiche più distintive del giardino ci sono i numerosi pini domestici (Pinus pinea), che possono raggiungere i trenta metri di altezza e avere tronchi con circonferenze superiori ai duecentocinquanta centimetri. La pineta di Altilia, piantata alla fine del XIX secolo dal barone Barracco, è particolarmente notevole per la sua posizione nell’entroterra a 316 metri di altitudine, una quota insolita per questo tipo di piante.Accanto ai pini, la villa ospita una varietà di altre specie arboree, tra cui abeti, cipressi, salici, palme e lecci, che arricchiscono ulteriormente il suo patrimonio verde. Scavi Il Parco Archeologico di Altilia, situato nella frazione di Santa Severina, in provincia di Crotone. In questo luogo molto importante, si possono esplorare i resti di un insediamento brettio risalente al IV secolo a.C., scoperto alla fine degli anni Settanta. Questo sito storico è particolarmente affascinante per la sua posizione strategica, all’incrocio dei fiumi Neto e Lese, e all’inizio di una via antica che collegava l’entroterra calabrese alla costa Tirrenica.La zona archeologica, non è solo un luogo di grande interesse archeologico, ma anche un angolo di natura incontaminata. La sua bellezza paesaggistica arricchisce l’esperienza di visita, offrendo un’atmosfera tranquilla e suggestiva.Il sito di Altilia, pur essendo di piccole dimensioni, rappresenta una parte importante del patrimonio calabrese. Anche se molti luoghi simili sono poco conosciuti e talvolta trascurati, qui potete scoprire un pezzo prezioso della storia antica in un contesto naturale mozzafiato. La visita al parco è un’opportunità unica per apprezzare la storia e il paesaggio della Calabria in un solo posto! Multilia MULTILIA“Museo Multimediale di Altilia”Il Multilia nasce nel Palazzo Barracco di Altilia, nel Comune di Santa Severina e occupa quasi tutto il primo piano. Si propone come potenziale centro di cultura naturalistica nell’area urbana, premessa peruna vivace attività di ricerca didattica, di formazione e d’informazione del patrimonio culturale naturalistico ambientale. Si propone come struttura culturale e di divulgazione con un compito primario di educazione permanente svolto grazie alla realizzazione, al mantenimento e all’innovazione delle saleespositive con soluzioni ed attrezzature tecnologicamente avanzate creando un vero e proprio Museo Multimediale. Tutti i contenuti dei mini documentari sono esclusivi ed originali, girati appositamente per il Multilia e con macchine da ripresa professionali e attrezzature tecnologicamente avanzate.Droni, obiettivi macro, telecamere per timelapse e obiettivi fotografici montati su reflex digitali.Le musiche sono anch’esse originali e scritte sia per basi documentaristiche che per orchestrazioni.La voce narrante è fra le voci più utilizzate e famose nel panorama televisivo nazionale così come tutti i professionisti intervenuti per la realizzazione dei contenuti.Nello specifico raccontiamo la vita al Palazzo e come lo sviluppo di tutte le attività dall’agricoltura all’apicoltura, dal pascolo al tessile ecc, permettessero l’autosostentamento della popolazione che si sviluppava intorno ad esso.Il Museo è composto di 5 sale identificate, nella piantina che precede, con lettere per semplicità descrittiva.Esse sono precedute, al piano terra, dalla reception/biglietteria e da una sala preparatoria alla visita del Multilia all’interno della quale si può visionare la piantina del Palazzo e il percorso da seguire, un breve filmato riassuntivo di 3 minuti e l’elenco delle regole da rispettare. L’accesso alle sale con le video-installazioni avviene attraverso le scale secondarie del Palazzo Barracco utilizzate anticamente dalla servitù.1. Il percorso espositivo inizia nella sala C identificata come Sala “Benvenuto”.Al suo interno è installato l’HelioDisplay. Consiste in uno schermo planare interattivo che proietta le immagini come un ologramma. Non richiede nessuna superficie su cui proiettare l’immagine ma soltanto aria poiché dal dispositivo per visualizzare l’immagine fuoriesce un getto acqua vaporizzata. Lavora come uno schermo galleggiante, con la possibilità di manipolare l’immagine, proiettata in aria, con le dita.Il soggetto narrante scelto per la proiezione “olografica” rappresenta un esponente della famiglia Barracco che sarà ripreso con videocamere dedicate e, esattamente come un vero padrone di casa, accoglierà gli ospiti dando loro il benvenuto, riassumendo l’origine del Palazzo, la sua storia e cosa ha rappresentato negli anni. Racconterà anche alcune curiosità vissute personalmente e cenni sui proprietari. Contemporaneamente alla sua esposizione, su una delle pareti della stanza che la ospita, saranno proiettate riprese aeree, immagini, foto d’epoca o filmati storici reperiti sul territorio, con proiezione tradizionale. Anticiperà, in modo sintetico, cosa l’utente vedrà nel museo e nelle sale annesse augurando loro una Benvenuto ad Altilia

Chiesa s.lucia-porta antica

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Chiesa S.Lucia Chiesa di Santa Lucia Nel 1532, Clemente VII approvò la fondazione di un convento dei Minori Conventuali a Santa Severina, creato da Giovanni Francesco, Giovanni Maria di Sanctoseverino e Antonio degli Infusini. Questo convento, uno dei due all’interno delle mura cittadine, era dedicato al San Salvatore e si trovava vicino alla porta della città chiamata della Piazza, quasi sotto le mura del castello. Verso la fine del Cinquecento, il convento ospitava solo due o tre frati, che vivevano di elemosina. A causa delle poche risorse e del numero insufficiente di frati, fu inserito nell’elenco dei piccoli conventi da chiudere dopo la Costituzione di Innocenzo X. Secondo il Fiore, la chiusura avvenne nel 1653. Dopo la soppressione, l’ospedale della città, gestito dalla confraternita di Santa Caterina, si trasferì nel convento abbandonato, utilizzando un edificio non consacrato. L’arcivescovo Francesco Falabella (1660-1670) descrisse l’ospedale come un luogo per accogliere pellegrini e curare malati, con solo tre stanze e un letto in cattive condizioni. Si occupò di restaurarlo, aggiungendo tre letti. L’ospedale, che serviva i poveri e i pellegrini, si trovava nella chiesa del SS. Salvatore, un ex convento di S. Francesco, all’ingresso della città. Qui, le risorse erano limitate e servivano anche per pagare le messe per i benefattori. La chiesa era dotata di due altari, uno dedicato a S. Antonio e l’altro alla Concezione, e accanto c’erano quattro stanze per l’ospedale. Nel Settecento, l’ospedale rimase nel convento soppresso, e la chiesa fu intitolata all’Immacolata Concezione. A metà del Settecento, celebrava quattro messe a settimana, gestita da un procuratore del seminario. Era collegata all’ospedale, con altri due altari dedicati a Santa Lucia e Sant’Antonio da Padova, senza oneri. Durante la Cassa Sacra, la chiesa dell’ospedale aveva due porte, una piccola con una chiave di ferro e una grande con un legno di traverso, entrambe in cattive condizioni. All’interno c’era un altare con un quadro dell’Immacolata, una finestra senza vetri e una sagrestia con uno stipo per gli arredi sacri. Oggi, la chiesa, conosciuta come la chiesa di Santa Lucia, è caratterizzata da un’entrata laterale con un piccolo spazio d’ingresso esterno, una facciata completamente rimaneggiata con una finestra centrale ed un campanile semplice, con segni di modifiche strutturali sulla base, sormontato da una particolare piramide capeggiata da una sfera all’estremità della punta. L’interno presenta una navata intonacata di bianco, un piccolo presbiterio dove trova posto la statua di Santa Lucia, firmata G. Cerrone, scultore napoletano della prima metà del XX secolo. A destra si apre una porta, la quale introduce all’attuale sacrestia, ex ambiente definito “ospedale” in epoche passate. La particolarità dell’edificio, ad ogni modo è la decorazione dell’abside esterno che riporta un motivo a “zig-zag” di mattoncini. Attualmente la chiesa di Santa Lucia viene aperta al pubblico nel periodo di Dicembre, in occasione della ricorrenza festiva della suddetta santa. Porta Antica La Porta Antica o della “Piazza” Al fine di garantire una più efficace difesa della città di Santa Severina, Andrea Carafa (XVI secolo) promosse la costruzione di nuove porte urbiche, tra cui la porta della Piazza e quella della Grecìa, e potenziò le fortificazioni della rocca, già naturalmente protetta, mediante l’aggiunta di nuovi tratti murari e la creazione di nuovi dirupi ottenuti attraverso la rimodellazione delle zone più vulnerabili del perimetro. La cortina muraria così realizzata, pur adattandosi alle caratteristiche del terreno, risponde a un preciso disegno strategico volto a proteggere la porta della Piazza mediante linee di difesa radente e di fiancheggiamento. Caratteristica distintiva di tale cortina sono i numerosi punti di sparo, realizzati sotto forma di aperture a doppia spiovente, che consentono di coprire efficacemente sia l’esterno che l’interno della fortificazione. Oggi la Porta Antica è l’unica ad essere rimasta quasi intatta, rispetto al quella della Grecìa e Porta Nova, e per un certo verso, oltre ad essere un entrata monumentale d’effetto, è una considerevole alternativa alla strada “nuova” di accesso al borgo di Santa Severina. A creare uno scenario arcaico, vi è la stradina che discende con curve sinuose verso la fontana “vecchia” voluta nell’ottocento dall’Arcivescovo Alessandro De Risio. Guida Audio Chiesa di Santa Lucia https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/Audio_chiesa_santalucia.mp3 Porta Antica https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/Audio_Porta_Antica.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Chiesa s.lucia-porta antica

Macss-Castello-campo

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Castello Castello di Santa SeverinaOccupa un’area di oltre 10.000 mq. sulla parte più alta del paese. Il recente restauro (1991-1998) ha restituito una struttura che è fra le più affascinanti, complesse e meglio conservate nell’intero Mezzogiorno d’Italia. Nato come Kastron bizantino con costruzioni ecclesiali e militari su primitivi insediamenti precedenti di occupazione araba, fu rimaneggiato dai Normanni che ne obliterarono la presenza bizantina restituitaci, in piccola ma significativa parte, dagli ultimi restauri. Secondo la storiografia precedente la sistemazione quasi definitiva della struttura era da attribuire ad Andrea Carafa ed ai nipoti, tanto che veniva indicato come “il Castello Carafa”. Secondo il parere dei tecnici-restauratori la costruzione dell’intero mastio, che è poi la parte più appariscente, è dovuta agli Angioini anche se questa analisi non trova tutti d’accordo. Non si hanno notizie di trasformazioni apportate dai Ruffo che non abitarono nel castello, mentre significative modifiche vanno ascritte a merito degli Sculco e, soprattutto, dei Grutther che, venuta meno la necessità di difesa, trasformarono il mastio della fortezza in dimora nobiliare arredandola con i pregevoli decori di Francesco Jordano. Nel castello, oltre alle mostre temporanee che di continuo vi vengono allestite, è presente il Museo Archeologico, il Centro Documentazioni e Studi di Castelli e Fortificazioni Calabresi, l’esposizione permanente delle armi e armature, la collezione degli abiti d’epoca di proprietà del Comune, un’esposizione sulla lirica italiana, la collezione Giaquinta sulla carta moneta dal ‘700 fino ai nostri giorni, un’esposizione sugli strumenti di cultura contadina e infine la mostra sugli strumenti di tortura nel Medioevo adibita nelle antiche prigioni del Castello. Si tratta di un monumento imponente che ormai è diventato il motore centrale degli eventi organizzati a Santa Severina, nonché prima scelta come luogo turistico della provincia di Crotone. Aperto al pubblico tutto l’anno con un target di visitatori molto ampio: dai gruppi regionali, alle scuole di ogni ordine e grado, fino a turisti internazionali, comprese i passeggeri delle navi crociere che attraccano nel porto crotonese e scelgono da più di dieci anni come escursione Santa Severina e le bellezze storiche-artistiche. Macss Il MACSS – Museo d’arte contemporanea di Santa SeverinaOltre ai noti monumenti consegnati dalla Storia al borgo di Santa Severina, tra i quali si ricordano il Battistero, la chiesa di Santa Filomena, l’imponente Castello, la Cattedrale, il Museo Diocesano di arte sacra, si riscontra la presenza di una importante collezione d’arte contemporanea.La raccolta d’arte conta più di duecento opere, caratterizzate da stili artistici e tecniche differenti, nelle quali sono presenti le firme di artisti italiani e internazionali, maestri d’arte e giovani aspiranti, un insieme di pitture tradizionali e invenzioni creative-concettuali.L’inizio degli avvenimenti che hanno determinato la formazione di questa testimonianza artistica è collocabile nei primi anni settanta del ‘900. Il piano nobile del Castello di Santa Severina era la sede del convitto comunale maschile, che ospitava circa ottanta studenti del liceo-ginnasio “D. Borrelli”. Quando il collegio fu costretto a chiudere per mancanza di alunni, l’amministrazione comunale del tempo pensò di valorizzare al meglio questi locali, creando un’importante pinacoteca attraverso delle mostre di pittura di livello nazionale. I primi due anni furono organizzate delle estemporanee con temi riguardanti gli aspetti del paesaggio locale. Col passare degli anni, il Comune mettendo a disposizioni fondi più consistenti per l’estemporanea, abbinò una mostra che richiamò a Santa Severina tra i più affermati pittori italiani; oltre ad organizzare un concorso esterno, sempre di pittura, al quale potevano partecipare cittadini locali, con il fine di instaurare una passione ed un interesse per l’arte.Il maestro Giuseppe Miriello, sindaco all’epoca di Santa Severina, il professor Antonino Pala, che da Giardini Naxos si era trasferito presso il nostro Liceo Classico, il pittore e scultore Ernesto Treccani, Giuseppe Selvaggi, giornalista parlamentare per “Il Tempo” ed “Il Messaggero” e direttore della rivista culturale “Idea”, il critico d’arte Luigi Tallarico erano i membri della giuria e portarono avanti il premio per diversi anni. Poiché le opere premiate rimanevano per regolamento di proprietà del Comune, ben presto i saloni del Castello, si riempirono di opere di un certo valore. Tra i tanti citiamo Aldo Turchiaro, Ennio Calabria, Luigi Menichelli, Giovanni Marziano, Gioacchino Lamanna. Con l’avvento della Pro Loco nel 1984, si istituì un nuovo premio: il “Siberene”, riconoscimento assegnato ad una personalità, ad un ente, ad un’associazione di origini calabresi che si è distinta in vari campi professionali ad un livello nazionale e internazionale. Questo evento annuale, oltre a portare a Santa Severina illustri personaggi, ha contribuito all’organizzazione di manifestazioni culturali, tra le quali proprio mostre ed estemporanee di pittura che erano abbinate al premio. Bisogna ricordare che nell’albo d’oro ci sono le firme di due grandi maestri d’arte: Mimmo Rotella e Aldo Turchiaro. Queste collettive di pittori con annesse l’assegnazione dei premi, furono organizzate fino alla fine degli anni ottanta, poiché dal 1992 al 1998 il Castello di Santa Severina è stato sottoposto ad un importante lavoro di restauro. Di conseguenza, durante questo periodo furono interrotti i principali eventi culturali attraverso i quali si contribuì all’arricchimento della pinacoteca comunale. La riapertura del Castello segnò una importante svolta nella politica culturale di Santa Severina, infatti le amministrazioni comunali guidate prima dal compianto dott. Giuseppe Rizza e poi dal dott. Bruno Cortese, programmarono e realizzarono numerosi avvenimenti che diedero nuova linfa allo sviluppo culturale siberenense.Dunque, ricominciarono ad essere organizzate nuovamente mostre ed estemporanee di pittura collegate sia al premio Siberene, ripreso, sia ad altri appuntamenti annuali. Vennero diversi artisti di livello nazionale ed internazionale ad allestire Personali e Colletive nel Castello, che il più delle volte, non pagando il compenso inerente alla locazione delle sale messe a disposizione, lasciavano una o più opere nella pinacoteca comunale. In aggiunta, furono compiuti dei workshop tramite le accademie di Belle Arti, che mandavano alcuni aspiranti artisti a fare degli stages a Santa Severina, sempre con l’accordo che le opere realizzate dovevano rimanere di proprietà al Comune. Così facendo continuò questa strategia diaumentare il numero delle opere, aggiungendo oltre ai già presenti quadri, anche sculture, installazioni e opere concettuali.Le sale del Castello hanno Macss-Castello-campo

Castello-piazza campo

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Castello     Castello di Santa SeverinaOccupa un’area di oltre 10.000 mq. sulla parte più alta del paese. Il recente restauro (1991-1998) ha restituito una struttura che è fra le più affascinanti, complesse e meglio conservate nell’intero Mezzogiorno d’Italia. Nato come Kastron bizantino con costruzioni ecclesiali e militari su primitivi insediamenti precedenti di occupazione araba, fu rimaneggiato dai Normanni che ne obliterarono la presenza bizantina restituitaci, in piccola ma significativa parte, dagli ultimi restauri. Secondo la storiografia precedente la sistemazione quasi definitiva della struttura era da attribuire ad Andrea Carafa ed ai nipoti, tanto che veniva indicato come “il Castello Carafa”. Secondo il parere dei tecnici-restauratori la costruzione dell’intero mastio, che è poi la parte più appariscente, è dovuta agli Angioini anche se questa analisi non trova tutti d’accordo. Non si hanno notizie di trasformazioni apportate dai Ruffo che non abitarono nel castello, mentre significative modifiche vanno ascritte a merito degli Sculco e, soprattutto, dei Grutther che, venuta meno la necessità di difesa, trasformarono il mastio della fortezza in dimora nobiliare arredandola con i pregevoli decori di Francesco Jordano. Nel castello, oltre alle mostre temporanee che di continuo vi vengono allestite, è presente il Museo Archeologico, il Centro Documentazioni e Studi di Castelli e Fortificazioni Calabresi, l’esposizione permanente delle armi e armature, la collezione degli abiti d’epoca di proprietà del Comune, un’esposizione sulla lirica italiana, la collezione Giaquinta sulla carta moneta dal ‘700 fino ai nostri giorni, un’esposizione sugli strumenti di cultura contadina e infine la mostra sugli strumenti di tortura nel Medioevo adibita nelle antiche prigioni del Castello. Si tratta di un monumento imponente che ormai è diventato il motore centrale degli eventi organizzati a Santa Severina, nonché prima scelta come luogo turistico della provincia di Crotone. Aperto al pubblico tutto l’anno con un target di visitatori molto ampio: dai gruppi regionali, alle scuole di ogni ordine e grado, fino a turisti internazionali, comprese i passeggeri delle navi crociere che attraccano nel porto crotonese e scelgono da più di dieci anni come escursione Santa Severina e le bellezze storiche-artistiche. Piazza Campo La Piazza di Santa Severina“Campo” è il nome col quale gli abitanti di Santa Severina chiamano la propria piazza, probabilmente per antica memoria di un suo uso militare come piazza d’armi. Situata sul crinale del cocuzzolo su cui è arroccato il paese, è dominata da due importanti emergenze architettoniche: la Cattedrale a nord e il Castello a sud. Separati dal Castello da un profondo fossato, due “spuntoni” rocciosi formano un belvedere che si affaccia a oriente e ad occidente sui tetti delle case e su uno scenario che va dai monti della Sila alla valle del Neto, fino al mare Ionio. L’intervento su questo luogo carico di suggestioni si è concretizzato in una serie di segni realizzati col travertino su una pavimentazione di porfido. L’elemento strutturale è una grande ellisse orientata con l’asse maggiore nella direzione nord-sud. L’interno dell’ellisse è diviso in dodici quadranti dagli assi maggiore e minore e da quattro radicali convergenti in un sistema centrale che forma una rosa dei venti, il cui nucleo è costituito da un disegno che rappresenta l’occhio della conoscenza. Da questa partono otto aghi triangolari, orientati secondo i punti cardinali, che segnano la direzione dei venti, rappresentati da altrettanti volti incorniciati in piccole ellissi. Dall’ellisse, figura bifocale, si irradiano al suo esterno, generati da un centro unico, degli archi di cerchio realizzati con cubetti di marmo bianco intercalati ogni 4 metri nel porfido, quasi a ridisegnare, all’esterno della grande figura ellittica, la forma della piazza, a ridefinirne i confini. All’esterno dell’ellisse sono tracciati, sempre con cubetti di marmo bianco, due assi. Il primo, con direzione nord-sud, è il prolungamento dell’asse maggiore. All’intersezione con gli archi di cerchio sono posti dei bolli quadrati di travertino di 40 centimetri di lato su cui sono incisi i simboli astrologici del Sole e dei pianeti. Il secondo asse unisce il Castello e la Cattedrale e, alla mezzeria tra glia chi di cerchio, è formato da bolli circolari di 40 centimetri di diametro su cui sono disegnati i simboli alchemici delle materie. I due assi hanno in testata quattro grandi lastre circolari su cui sono rappresentate le stagioni a nord, i simboli del tempo a sud, il ciclo dell’oro e lo spirito dei metalli sull’asse Chiesa-Castello. Altre due lastre, tangenti all’ellisse in corrispondenza dell’asse minore, rappresentano il Sole a est e la Luna a ovest. Nella Villa Comunale, situata sullo “spuntone” a sud-ovest della piazza e delimitata da questa da un ciglio parallelo all’asse Chiesa-Castello, sono stati realizzati con muratura di pietrame locale due sistemi di sedili. Il primo si sviluppa lungo il perimetro verso il fossato con funzione anche di parapetto. Il secondo sistema è costituito da un nucleo circolare con quattro appendici curvilinee formate da un doppio ordine di sedili. Il tutto, pur contenendo al suo interno qualche suggestione di “labirinto”, forma in realtà un grande sole anch’esso orientato, come l’ellisse della piazza, secondo i quattro punti cardinali. A sud a ovest e a nord, nei punti di intersezione dei due assi centrali, realizzati con ciotola di fiume e bordure di travertino, con il sedile perimetrale, il parapetto è tagliato, creando tre affacci rispettivamente verso il Castello, verso le montagne e verso il tessuto urbano di una stradina di derivazione greco-latina: la “miseria” (da mesovia, via di mezzo). Quattro dialetti, sempre orientati, tangenti la parte centrale, dividono la villa in nove campi. Al centro del disegno è posta una fontana di travertino di forma cubica sulle cui facce est e ovest è disegnato un occhio, lo stesso che è al centro della rosa dei venti. Sopra la fontana è stata collocata una stella a diciotto punte realizzata con quadrello di ferro. Altre forme sferiche con immagini astronomiche, sempre di ferro, si trovano al centro dei tre affacci-feritoie. Lingua dei Segni Castello di Santa Severina https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/castello1080x1080.mp4 Guida Audio Il Castello https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/castello.mp3 Piazza Campo https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/lapiazza.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche Castello-piazza campo

Battistero-Chiesa s.anna-chiesa dell’addolorata

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Battistero Il Battistero di Santa Severina è una perla architettonica di rara bellezza, databile tra il VII e il IX secolo d.C., costruito con un’impostazione bizantina, ebbe comunque, nel corso dei secoli diverse modifiche di adeguamento al cambiamento strutturale che avvenne intorno ad esso. Con ogni probabilità è il più antico luogo di culto costruito a Santa Severina, secondo alcuni studiosi potrebbe essere stato edificato inizialmente come chiesa o martyrium a pianta centrale con un abside e tre bracci, sormantata da una cupola a tamburo ottagonale e il cupolino cilindrico. L’interno presenta otto colonne granitiche, una diversa dall’altra sia per larghezza che per lunghezza, infatti sono state definite “colonne di reimpiego”, cioè già esistenti in età antica e riutilizzati nel Battistero, calibrando in modo oculato i pesi e le misure differenti. Diverse ipotesi furono redatte circa la provenienza, alcuni suppongono che erano già in uso nel territorio calabrese, altri propongono anche la Turchia, di certo quello che è stato realizzato è un vero gioiello di architettura realizzata con intelligenza e precisione. Al centro vi è conservato il fonte battesimale di forma cilindrica, anch’esso una spoglia dell’antichità e probabilmente spostato diverse volte all’interno dell’edificio. Sulle pareti interne ci sono tracce di affreschi databili in periodi differenti, purtroppo per la maggior parte perduti. L’unico ad essere quasi integro è un San Girolamo penitente databile al XIV secolo, dipinto su una parete del braccio che fino agli inizi del ‘900 era l’ingresso, poi modificato con traslazione completa del portale esterno verso il braccio sud, a favore della strada, attualemente denominata “via dei bizantini”. Oltre a questo, è da segnalare un altro frammento di affresco ubicato nella nicchia dell’altare rappresentante l’Annunciazione. I capitelli e i pulvini sono scolpiti con decorazioni bizantine e incisioni scritte in greco che citano due arcivescovi vissuti nella prima costruziona del battistero: Giovanni e Teodoro. La cupola dall’interno è divisa in otto spicchi da farla sembrare un ombrello aperto, nella quale sono inserite quattro finestre che creano effetti di luce molto suggestivi che si completano con le altre tre, costruite nel cilindro inferiore. All’interno del braccio est è stata realizzata una porta di collegamento mimetizzata verso la Cattedrale di Santa Anastasia, in modo tale da facilitarne l’accesso. Uno dei primi ad accendere i riflettori verso questa architettura medievale fu Paolo Orsi nel 1911, ne seguirono tanti altri che offrirono il loro contributo. Ma bisogna segnalare tra tutti, la figura dell’achitetto della Soprintendenza Pasquale Lopetrone, il quale ha seguito in modo preciso e puntuale tutti gli ultimi lavori di restauto concludendoli con un volume che racconta in modo competente e professionale tutta la storia del Battistero. Oggi, è l’edificio aperto al culto più antico della Calabria, che richiama visitatori da ogni parte del mondo e che insieme alla Cattolica di Stilo, l’oratorio di San Marco a Rossano-Corigliano, Gerace e il monastero di San Giovanni Theristìs di Bivongi si candida a Patrimonio UNESCO. Chiesa S.Anna Chiesa di Sant’Anna La chiesa si trovava vicino alla porta della Grecìa. Nel 1559, durante la visita del vicario Cerasia, il cappellano era Don Victorius Sfalanga. Il beneficio di ius patronato era della famiglia Sfalanga e comprendeva cinque case (una sotto Santa Anna, una alla Grecìa, una nella cappella di San Giovanni Battista e due in piazza) e un vigneto in località “Ghane”. Il vicario ordinò al cappellano di presentare i documenti di concessione e dotazione della chiesa, di far dipingere un’immagine della santa presso l’altare e di riparare il tetto. Il titolo della chiesa è legato agli Albanesi, poiché Santa Anna era la loro patrona, e si collega alla porta vicina e al quartiere della Grecìa. A metà Settecento, non aveva celebrazioni regolari e riceveva poche donazioni, quindi le messe si tenevano solo il giorno della sua festa. Era gestita per devozione dal canonico Francesco Antonio Godano. Alla fine del Settecento, la chiesa era ancora in funzione e si trovava vicino a quella di San Nicola. Attualmente la chiesa di Sant’Anna presenta un’ingresso con alcuni scalini che aprono ad una vista mozzafiato sulla valle sottostante. La facciata è caratterizzata da un portoncino, una finestra soprastante e in parallelo un piccolo campanile, come tutto il resto dell’edificio ha subito un restauro semplice ma elegante. L’interno, di minute dimensioni, è completamente vuoto con un piccolo altare in fondo all’unico navata. Nonostante sia stata costruita su una grande roccia, che ancora oggi caratterizza il luogo, la chiesa è chiusa al pubblico da molti anni per inagibilità strutturale. Chiesa Addolorata La chiesa dell’AddolorataL’edificio sconsacrato della chiesa dell’Addolorata risale al 1036 secondo un’epigrafe conservata nel Museo Diocesano di arte sacra, secondo alcuni studiosi si ipotizza fosse la prima cattedrale di Santa Severina. La costruzione dell’impianto architettonico è da attribuire al tardo periodo bizantino, che era impostato con una navata centrale e due, più piccole laterali. Dal XVII secolo la chiesa fu protagonista di notevoli modifiche che rielaborarono l’assetto, con diversi cambiamenti che continuarono per tutto il Settecento.Attualmente la chiesa dell’Addolorata versa in condizioni critiche, chiusa al pubblico da circa 45 anni, viene aperta sporadicamente per visite occasionali. Di recente è stato ripristinato il tetto pericolante, oltre ricevere una ristrutturazione alle mura esterne, compresa la facciata, la quale presenta un portale settecentesco con volute decorative sull’architrave e due finestre di stile barocco ai lati. Il campanile ospitava la più antica campana di Santa Severina del maestro “ANDREAS”, ora esposta nel Museo Diocesano. L’interno della chiesa, è caratterizzato da una navata centrale con il soffitto ligneo decorato a motivi vegetali e la raffigurazione al centro della colomba dello Spirito Santo, due cappelle laterali con altari in cattive condizioni e un presbiterio fatiscente che rimanda ad antichi fasti settecenteschi. Ci sono tracce di dipinti murali raffiguranti finte finestre e drappi azzurri che scendono dalle pareti. Sul lato destro vi è una sorta di ripostiglio con armadi e scaffalature in legno, ormai difficilmente recuperabili, insieme ad alcuni apparati effimeri raccolti ad un angolo dell’ambiente.La chiesa dell’Addolorata, denominata in passato anche “Santa Maria la Magna”, era una chiesa importante, centro Battistero-Chiesa s.anna-chiesa dell’addolorata

Castello-Grotte-Santo Ponte

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Grotte Rupestri L’ insediamento rupestre della Grecìa: un viaggio tra storia e natura a Santa Severina.Sulle pendici meridionali dell’altura su cui sorge l’incantevole borgo di Santa Severina, si estende ilcaratteristico insediamento rupestre della cosiddetta “Grecìa”. Questo affascinante complesso, costituito da numerose cavità artificiali scavate nella roccia, racconta una storia millenaria che affonda le sue radici nell’alto Medioevo.Secondo Paolo Orsi, illustre archeologo tra i primi a studiare e valorizzare il patrimonio storico di SantaSeverina, queste ampie grotte erano le abitazioni del popolo, mentre le classi più abbienti risiedevanonelle case in muratura sulla sommità del colle. Le grotte, dunque, rappresentano una testimonianza viva della vita quotidiana nei secoli passati, immerse in un paesaggio di rara bellezza.Le cavità rupestri, numerose lungo le vie d’accesso alla città, avevano anche una funzione produttiva:furono infatti utilizzate per la lavorazione del salnitro, un composto fondamentale per la produzione dellapolvere da sparo. Il processo era ingegnoso e del tutto naturale: il letame, mescolato a cenere, calce eterra, veniva lasciato fermentare in ambienti umidi e caldi, per poi essere trattato con acqua lisciviata e trasformato, infine, in salnitro.Un ruolo fondamentale in questa attività era svolto dagli animali, in particolare i maiali, allevati numerosiall’interno delle grotte. Un documento del 1688 descrive un patrimonio zootecnico impressionante: circa 1.000 maiali, 800 capre, 400 bovini, oltre a cavalli, muli e asini. Le condizioni ambientali favorevoli  come le vicine sorgenti naturali (tra cui la “Bagnora” e le fonti di Grecia e di Gottoneri) rendevano il territorio ideale per questa lavorazione.Questa importante produzione attirò l’interesse anche del conte Andrea Carafa, che ne riconobbe il valore strategico e produttivo. Non a caso, alcune fonti storiche attestano la presenza di laboratori già a partiredal Cinquecento, dove il salnitro veniva estratto e raffinato con tecniche artigianali. Di particolare rilievo fu il contributo di alcune famiglie ebree, attive nella produzione e nel commercio del nitrato di potassio e della polvere da sparo, ottenuta combinando salnitro, zolfo e carbone.Oggi, visitare il sito rupestre della Grecìa significa compiere un affascinante viaggio nel tempo, tra natura, storia e ingegno umano. Un’esperienza unica per chi desidera scoprire il volto più autentico e nascosto della Calabria medievale. Santo Ponte Santo PonteL’abitato rupestre del quartiere Santo Ponte, è inserito all’interno di un ambizioso progetto di riqualificazione urbana denominato “Cavalcata di Santa Anastasia”. Questo progetto non solo mira a valorizzare il patrimonio storico e culturale della zona, ma anche a creare un collegamento tra il passato e il presente, rendendo il sito accessibile e fruibile per i visitatori.All’interno di quest’area, si trovano grotte rupestri risalenti a diverse epoche storiche, testimoniando la continuità di vita e cultura nel tempo. L’antica porta, che si affaccia su un dirupo, è un architettura che rimanda al periodo di Andrea Carafa (XVI secolo) e faceva parte di una delle tre porte d’accesso di Santa Severina, insieme a Porta Nova e Porta della Piazza. È affascinante riflettere sulle sfide dell’abitare in un contesto così impervio. Accanto ad essa, i resti di una chiesa (forse dedicata a San Nicola), con un vano ipogeo sottostante, sono già stati segnalati dal noto archeologo Paolo Orsi. La funzione e la storia di questo luogo sacro sono ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi, rivelando il mistero che avvolge il passato di questa comunità.Particolarmente suggestivi sono anche i resti di quelli che potrebbero essere i pilastri e i muri di un’antica sinagoga, situate un po’ più a nord del sito di Santo Ponte. Queste strutture offrono uno sguardo intrigante sulle pratiche religiose di diverse culture che si sono susseguite nella regione, arricchendo ulteriormente il valore storico del sito. La varietà di reperti e strutture archeologiche presenti testimonia un mosaico di influenze e tradizioni che rendono questo abitato rupestre un luogo di grande interesse per chi desidera scoprire le radici storiche della Calabria. Guida Audio Grotte Rupestri https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/le-grotte-rupestri.mp3 Ponte Santo https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/ponte-santo.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, oltre ad essere il salotto del paese.Il borgo di Santa Severina conserva anche numerose chiese di grande interesse storico e artistico, tra cui la Cattedrale di Sant’Anastasia, caratterizzata da una facciata di epoca barocca. All’interno, Castello-Grotte-Santo Ponte

Donna Rosa- Chiesa S.Maria-Palazzi Storici

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Chiesa Santa Maria La chiesa è già documentata all’inizio del Seicento. Negli atti del sinodo di Santa Anastasia del 1634 si segnala che il rettore della cappella di Santa Maria del Carmelo, situata nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, doveva versare una libra di cera all’arcivescovo, ma in quell’occasione non si presentò. Questa chiesa, una delle poche all’interno delle mura, non aveva risorse sufficienti e veniva sostenuta dalla generosità dei fedeli. Nota anche come Santa Maria delle Grazie e delle Cinque Piaghe, a metà Seicento ospitava una confraternita laicale. L’arcivescovo Antonio Ganini (1763-1795) la descrisse così: “La chiesa delle Cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo, con la sua immagine mentre viene deposto dalla croce, è gestita da un procuratore nominato dall’arcivescovo, che ne controlla l’amministrazione. Esisteva un sodalizio di confrati, ora dismesso, e ogni sabato si celebrava una messa per i benefattori. La chiesa ha quattro altari: uno dedicato a Santa Maria delle Grazie, con un beneficio intitolato a San Lorenzo Protomartire, un altro dedicato a Santa Maria di Monte Carmelo, , il terzo è intitolato alle Anime Purganti e ; infine, il quarto, dedicato a Santa Maria di Trapana.” La chiesa era ancora in piedi alla fine del Settecento, situata tra la chiesa di San Domenico e quella di Santa Maria Assunta. Nel corso del XX secolo la chiesa di Santa Maria è stata un punto di riferimento religioso per gli abitanti del rione “Porta Nova”. L’esterno presenta una facciata semplice con un portone centrale, una finestra ovale al centro, due nicchie ai lati e una al centro, oltre un campanile che rimanda alla prima costruzione. All’interno sono conservate sia opere pittoriche che scultoree catalogate, datate tra la fine del XVIII e gli inizi del XX secolo attribuite a vari artisti dell’Italia meridionale. Oggi, l’edificio è chiuso al pubblico da circa 20 anni per problemi di agibilità e sicurezza della struttura, ma fa parte comunque dell’elenco delle strutture ecclesiatiche di Santa Severina degne di nota. Palazzo Storici Palazzi storici di Santa Severina.Tra i vari palazzi privati da segnalare come architetture storiche, sicuramente l’edificio più importante da citare è il Palazzo del Governatore, costruito nell’attuale via dei Bizantini su una strada che un tempo era molto vivace, in quanto collegava Piazza Campo con la Chiesa dell’Addolorata, da alcuni pensata come l’ex Cattedrale.Edificato probabilmente nella metà del XVI secolo, l’architettura è caratterizzata da un ampio arco a tutto sesto, il quale introduce un androne coperto, purtroppo con la volta affrescata completamente rovinata dall’incuria del tempo e dell’uomo. La facciata presenta tre livelli sovrapposti, suddivisi da una cornice leggermente bombate, su le quali appoggiano due finestroni ad arco con elementi che rimandano a decorazioni di tardo rinascimento, oltre ad altre finestre rettangolari sormontate da architravi evidenziati.Purtroppo i documenti finora conosciuti sono veramente pochi, tuttavia possiamo definire l’uso del palazzo come abitazione del governatore, o capitano, “pro tempore” della città. In questo luogo si radunava il governo cittadino, e si convocavano i rappresentanti dell’università, cioè i capifamiglia, per decidere su argomenti che riguardavano la comunità. Vi avevano luogo anche le aste pubbliche riguardanti l’affitto dei beni dell’università, quali il dazio della carne, della farina e del truglio. Secondo una tradizione orale nella prima metà del Novecento, l’edificio è stato adibito ad ostello con il nome di “Albergo dell’Economia” in cui, verosimilmente, nel 1930 Maurits Cornelis Escher ed i suoi amici, pernottarono una notte. Attualmente, il Palazzo del Governatore è abitato da privati che usufruiscono di vari ambienti interni, ma soprattutto di una bellissima corte centrale che caratterizza l’architettura con effetti di luce solare.Gli altri palazzi storici da citare sono: Palazzo Salerno, Palazzo Borrelli (con affresco dello stemma nobiliare sulla volta dell’androne), Palazzo Apa, Palazzo Giordano costruiti probabilmente tutti tra la fine dell’Ottocento egli inizi del Novecento, oltre al grande edificio scolastico di via XXIV Maggio edificato negli anni ’20 del XX secolo. Questi, sfortunatamente, ad oggi non riportano documenti tali, da poter identificare una storia più precisa e puntuale. Guida Audio Chiesa di Santa Maria https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/chiesa-s_maria.mp3 Palazzi storici https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/Audio_Palazzi_storici.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, Donna Rosa- Chiesa S.Maria-Palazzi Storici

Museo Arte Sacra e Cattedrale

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Museo Arte Sacra Vescovado di Santa Severina.  Situato accanto alla splendida Cattedrale, il Palazzo Arcivescovile è uno dei simboli storici e artistici più importanti di Santa Severina. La sua esistenza è documentata già nel 1416, quando era ancora unasemplice torre abitata dall’arcivescovo. Fu nel corso del Cinquecento che l’edificio subì unatrasformazione radicale: l’arcivescovo Alessandro della Marra lo ricostruì quasi dalle fondamenta, mentre il cardinale Giulio Antonio Santoro vi affiancò l’archivio della diocesi, prezioso scrigno di documenti storici.Nel Seicento, sotto la guida di vescovi come Francesco Antonio Santoro e Alfonso Pisano, il palazzo fu ampliato e abbellito con affreschi raffiguranti scene del Vecchio e Nuovo Testamento. L’interventocontinuò nei secoli successivi, nonostante danni dovuti a terremoti e incuria, fino al grande restauro voluto da mons. Carlo Berlingieri, che lo dotò di scalinate monumentali in pietra e di un passaggio coperto per collegarlo direttamente alla Cattedrale.Oggi il palazzo, che circonda la chiesa con le sue corti, le ampie sale decorate e l’archivio storico, ospita il Museo Diocesano di Arte Sacra. Una tappa imperdibile per chi desidera esplorare la ricchezza culturale e spirituale di questo affascinante borgo calabrese. Il Museo Diocesano di Arte Sacra si trova nel Palazzo Arcivescovile e ospita una delle più importanti collezioni di arte religiosa in Calabria. Nella sezione “Luoghi” puoi scoprire gli edifici di culto che raccontano la storia del Cristianesimo, dalle catacombe alle prime basiliche, dalle chiese bizantine alle cattedrali post-tridentine. La sezione “Oggetti” mostra arredi ecclesiastici, gioielli (come la spilla d’oro angioina), pitture, sculture, reliquiari e paramenti sacri. Nella parte dedicata ai “Documenti” puoi vedere libri liturgici, pergamene (inclusa la famosa Bolla di Papa Lucio III del 1184) e privilegi. È interessante anche la sezione sulla storia della chiesa di Santa Severina, che racconta dalla nascita della metropolia fino all’istituzione della Diocesi di Crotone-Santa Severina. Non dimenticare di visitare le sezioni degli “Ex voto” e dei “Paramenti sacri” e la collezione di reperti archeologici e monete donate dal Dott. Francesco De Luca.Entrare nelle chiese e nei musei della zona ci permette di conoscere vari stili artistici. Il Museo di Arte Sacra di Santa Severina ha circa quaranta dipinti di tema religioso. È fondamentale comprendere il contesto storico per capire la storia di ogni opera e le correnti artistiche che hanno influenzato la Calabria. I principali committenti di queste opere erano le istituzioni ecclesiastiche, soprattutto i vescovi e i parroci. Le botteghe che hanno creato queste opere provengono da diverse zone, ma molte seguono la tradizione della scuola napoletana, un importante centro culturale per artisti di tutta Europa. Questi dipinti, spesso realizzati per le chiese, avevano lo scopo di esprimere la devozione.Tra il XVI e il XX secolo, i pittori a Santa Severina cercavano di imitare i grandi maestri, a volte copiandoli e altre volte reinterpretandoli. La Madonna con Bambino, probabilmente di una bottega toscana, è un buon esempio del coinvolgimento emotivo e della cura per il paesaggio del XVIII secolo. Anche la tela di Sant’Antonio di Padova, con i suoi colori caldi, è un ottimo esempio dell’arte raffinata presente nella diocesi. La galleria di vescovi, principalmente del XX secolo, documenta figure importanti che hanno influenzato la storia di Santa Severina. L’arcivescovo Ludovico del Gallo è rappresentato con barba bianca e abito ricamato, mentre indica la biblioteca dietro di lui, simbolo del suo amore per la cultura. Recentemente, sono state aggiunte nove tele restaurate del XVIII secolo, provenienti da botteghe minori dell’Italia meridionale.Il museo ospita anche sculture e opere in pietra di diverse epoche. I frammenti trovati durante gli scavi nel Battistero, nella Cattedrale e nel Palazzo Arcivescovile risalgono al basso medioevo. I secoli XII-XIV segnarono un importante incontro tra le culture bizantina e normanna. La transenna, la testa di santo, vari capitelli e i leoni stilofori appartengono alle prime costruzioni religiose di Santa Severina. Questi elementi facevano parte di arredi più grandi, alcuni dei quali sono stati riutilizzati o accantonati. È possibile che ci fosse una scuola di scalpellini locali che combinava lo stile bizantino con le novità normanne.Tra il XVI e il XIX secolo, molti scultori della diocesi di Santa Severina lavoravano principalmente con il legno. La scultura lignea del museo riflette la tradizione napoletana. Tra le opere ci sono un San Giuseppe con Bambino attribuito ai fratelli Patalano e un San Michele Arcangelo di Bernardo Valentini, entrambi eleganti. Le scuole di Rogliano e Serra San Bruno hanno prodotto molte opere in Calabria. Un tabernacolo finemente decorato e un altro San Michele Arcangelo firmato da Vincenzo Zaffiro mostrano l’arte di queste botteghe. Ci sono anche tre opere lignee del XVIII secolo, di scultori meridionali anonimi: un’Immacolata, un San Francesco di Paola e una Santa Agnese, tutte influenzate dalla scuola napoletana e dagli artisti leccesi della cartapesta. Cattedrale La Cattedrale di Santa AnastasiaLa Cattedrale di Santa Anastasia è stata edificata tra il 1274 e il 1295 dall’Arcivescovo Ruggero di Stefanunzia, prelato di origine normanna, il quale ha voluto fortemente introdurre un architettura latina all’impianto della “nuova” chiesa, che verosimilmente nasce sulle basi di un catholicon bizantino.Della prima costruzione rimane soltanto il portale maggiore esterno con un arco a sesto acuto e decorazioni che rimandano al periodo gotico, sormontato successivamente (XVIII secolo) da un cornicione barocco con l’iscrizione sull’architrave: “BRACHIO SANCTO SVO DEFENDET SAP. 5”. La frase latina introduce il culto della reliquia di Santa Anastasia, attualmente conservata nel Museo Diocesano di Arte Sacra, il quale, secondo la tradizione religiosa, salvò la rocca di Santa Severina da diversi terremoti nel corso dei secoli (1653-1783-1908). Ad ogni modo, la facciata attuale riporta un ornamento a fascioni verticali e orizzontali che creano una sorta di scrigno scenico che doveva conservare la reliquia più importante, il famoso braccio sopracitato regalato secondo la leggenda da Roberto il Guiscardo alla cittadina calabrese. Tutto questo è avvenuto sotto la volontà dell’Arcivescovo Carlo Berlingieri (1643-1719), il quale ebbe modo e tempo per cambiare molte situazioni nell’Arcidiocesi di Santa Severina.L’interno della chiesa presenta tre navate, di cui quella centrale più grande e più alta, sormontata da un soffitto ligneo a Museo Arte Sacra e Cattedrale