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Castello

Città di  Caccuri www.visitcaccuri.com Castello Il castello di Caccuri domina con la sua imponenza tutto l’abitato e permette al visitatore di godere di una vista unica e incomparabile che dalla Sila piccola spazia fino alle coste dello Jonio. Le origini del maniero risalgono al VI secolo quando i bizantini ne fecero un presidio di difesa della Valle del Neto e in particolare della “direttrice silana” che collegava l’area ionica a quella tirrenica, dai Longobardi che bramavano la conquista del territorio. Durante il medioevo il castello assolveva ancora alle esigenze difensive caratterizzandosi per le alte mura arroccate sulla rupe con strapiombo roccioso di cui rimane ancora oggi testimonianza. Era isolato dal resto dell’abitato da un fossato e da un muro di cinta e si accedeva oltrepassando il ponte levatoio, oggi sostituito da un portale litico in bugnato sbozzato grezzo, che immetteva nel giardino e quindi all’antico portale d’accesso dell’androne interno. Nel corso degli anni diverse sono state le famiglie che ne hanno vantato il possesso dai Ruffo di Calabria, agli Sforza, ai Cavalcanti, ai Barracco ed é proprio alla visione di alcuni di questi feudatari che si devono gli importanti rimaneggiamenti che hanno segnato la storia architettonica della struttura, come i lavori eseguiti tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII, patrocinati dai Cavalcanti, che cambieranno completamente la face difensiva del castro trasformandolo in abitazione signorile i cui segni sono ancora oggi visibili nella struttura del palazzo centrale con le ali che si affacciano nel cortile, nei particolari decorativi come il cornicione lavorato a greca che si estende lungo l’intera facciata, i raffinati portali in pietra, le pitture che adornano i soffitti di alcune stanze, i pavimenti rivestiti da maioliche napoletane recanti sul retro il marchio “Giustiniani”, una delle più note fabbriche di ceramica napoletana, e soprattutto la magnifica Cappella Palatina con arredi e decorazioni d’epoca. Nel 1830 il maniero fu acquistato dal barone Luigi Barracco, Gentiluomo di Carica del Re a Napoli, che lo lasciò in eredità al figlio Guglielmo, il quale avviò sul finire dell’Ottocento importanti lavori di ristrutturazione e ammodernamento che prevedevano l’aggiunta alla struttura preesistente di altri corpi conferendole l’aspetto attuale, ovvero, quello di un castello medievale. Artefice di questi lavori fu l’architetto napoletano Adolfo Mastrigli o Mastrogli il cui nome è ricordato nella targa presente all’interno della torre a due piani, che in realtà nasconde una cisterna ideata per il rifornimento idrico di bagni, dei riscaldamenti e vasche presenti nel castello. Un vero e proprio gioiello di ingegneria idraulica all’avanguardia per l’epoca e quindi di notevole importanza storica in una dimora che è già di per sé stessa un tesoro di grande valore riconosciuto dallo stesso Ministero della cultura che ha di recente avviato il procedimento di dichiarazione di interesse culturale. Guida Audio https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/09/ElevenLabs_2025-09-20T08_07_15_MarcoTrox-Italian-Pro-Voice-Actor-Storytelling-Audiobooks-Narration._pvc_sp100_s55_sb15_se20_m2.mp3 Il Borgo Caccuri è un antico borgo medievale nell’alta valle del Neto arroccato su una rupe a 650 m s.l.m. circondato da una rigogliosa vegetazione e da colline arenarie da pochi anni entrato nel prestigioso club dei Borghi più belli d’Italia. L’accostamento tra memoria storica e paesaggio incontaminato aveva colpito a fine ‘800 persino il viaggiatore francese François Lenormant che riporta Caccuri nella sua opera. L’origine del nome è incerta, e probabilmente legata alla natura impervia dell’altura su cui è sorto l’abitato, forse dal greco kakós (cattivo) o dal latino cacumen (vetta), è sicuramente interessante il fatto che nell’odierna Grecia si trovi un villaggio dal nome Koukouri. Il ritrovamento di reperti risalenti al Neolitico testimonia l’antica presenza dell’uomo sul territorio, mentre al periodo romano, risale l’edificio termale, recentemente scoperto su un terreno in prossimità della fonte termale di Bruciarello, in località Calusia. Di epoca medievale è il piatto “alla pavoncella” (XI sec.), oggi al Museo di Reggio Calabria. Nel VI secolo i bizantini resero Caccuri presidio strategico di difesa sulla direttrice silana, importante via di collegamento tra lo Jonio e il Tirreno. Nell’Alto Medioevo, il borgo si configura, come un castrum fortificato, con tre porte d’accesso ancora oggi ricordate nella toponomastica del paese (Porta Grande, Porta Piccola, Porta Nuova). Il castello, cuore del borgo, fu feudo di importanti famiglie i Carafa, i Cavalcanti e i Barracco ai quali si devono i rimaneggiamenti alla struttura, nonché le opere d’arte e gli abbellimenti architettonici Il centro storico è caratterizzato da viuzze che conducono a caratteristiche “rughe”, ovvero piazzette animate un tempo dalle chiacchiere delle persone. Nel rione Judeca, già sede nel medioevo di una comunità ebraica, si conserva una sinagoga con lavabo rituale. Tra i luoghi di culto spiccano la Chiesa matrice di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa di Santa Maria del Soccorso con statue e altari lignei, e il Santuario di San Rocco, patrono locale. Interessante anche la “Timpa dei Santi”, grotta legata al monachesimo italo-greco, con tracce di pitture rupestri. Ospitalità Osteria della RugaVia Misericordia, 6 – 88833 Caccuri KRTelefono: 0984 998619 Agriturismo Grancia del VurdojContrada Bordò – 88833 Caccuri KRTelefono: 340 662 0089 La Roccia Ristorante PizzeriaVia Conicella – 88833 Caccuri KRTelefono: 349 388 2510 Agriturismo Serra GrandeLocalità Serra Grande – 88833 Caccuri KRTelefono: +39 0984 998442 L’Angolo del Gusto (tavola calda)Piazza di Porta Grande – 88833 Caccuri KRTelefono: +39 0984 998893 Agriturismo CanciumatiContrada Conciumati – 88833 Caccuri KRTelefono: 0984 998519 Numeri Utili CARABINIERITelefono: +39 0984 998877 POLIZIA MUNICIPALETelefono: +39 0984 998040 FARMACIA Sorelle RizzoTelefono: +39 0984 998114 GUARDIA MEDICATelefono: +39 0984 975010 UFFICIO POSTALETelefono: +39 0984 998525 Percorsi Enogastronomici PERCORSO ENOGASTRONOMICO Un percorso enogastronomico è un  itinerario che permette di scoprire e apprezzare le tradizioni culinarie e vitivinicole di un determinato territorio, in questo caso del borgo di Caccuri. Il percorso offre la possibilità al viaggiatore di visitare aziende agricole, cantine, frantoi e altre realtà produttive, dove è possibile degustare e acquistare prodotti tipici locali. Inoltre, durante un percorso enogastronomico è possibile partecipare a degustazioni guidate, corsi di cucina, visite ai mercati e festival enogastronomici, che consentono di immergersi completamente nella cultura e nella storia del luogo.I percorsi enogastronomici rappresentano un’opportunità unica per conoscere e apprezzare la qualità e l’autenticità dei prodotti locali, nonché per vivere un’esperienza indimenticabile nel mondo della gastronomia. Vi proponiamo questo … Castello

La chiesa di San Rocco

Città di  Caccuri www.visitcaccuri.com Chiesa San Rocco La chiesa di San Rocco è ubicata ai margini del centro abitato di Caccuri in prossimità di via Murorotto e della “Porta piccola” tra i terreni ricchi di uliveti che circondano il paese. La facciata semplice e dalle linee rinascimentali, presenta un bel portale in pietra locale ad arco a tutto sesto, inserito in una ricca cornice poggiante su finte paraste scanalate che terminano con capitelli, al centro è una monofora circolare con vetri policromi. L’interno ad aula è stato fortemente rimaneggiato nel corso dei secoli, e purtroppo è perduto l’antico cassettonato. Sull’anno di costruzione della chiesetta non si hanno notizie precise, ma la scritta presente sulla facciata “ERIS IN PESTE PATRONUS” potrebbe indicarne l’edificazione per ringraziare San Rocco della protezione ricevuta in occasione di una grave pestilenza, diverse infatti colpirono la Calabria nel Medioevo, come quella a metà del Trecento, negli anni ’70 del Cinquecento e nel 1638. Nonostante l’ampia diffusione del culto di san Rocco le notizie certe su di lui sono poche, nacque a Montpellier nel XIV secolo da una famiglia nobile, ma spinto dal desiderio di condurre una vita da eremita lasciò tutti gli agi e i beni in suo possesso per intraprendere un pellegrinaggio verso Roma, durante il quale prestò assistenza alle persone che erano state colpite dalla peste. Fu colpito anche lui dal terribile morbo durante il viaggio di ritorno dalla città eterna, ma abbandonato dalle persone si ritirò in montagna a pregare ed attendere la morte, fu curato da un angelo e sostentato da un cane che ogni giorno gli recava un tozzo di pane. La statua del santo, conservata all’interno della chiesa, esibisce una veste colore verde scuro con bordatura dorata e un mantello rosso su cui a sua volta poggia una mantellina sulla quale spicca una conghiglia in ottone, di epoca recente, simbolo del pellegrino insieme al bastone che stringe nella mano sinistra. Sulla coscia destra è evidente una piaga, riferimento al terribile morbo di cui si ammalò e suo attributo principale, mentre in basso a destra è la statua del cagnolino con in bocca il tozzo di pane. Ogni anno, nel mese di agosto, le stradine del borgo si popolano dei migrati caccuresi che rientrano nel paese non solo per i legami di affetto verso la propria terra e quelli familiari, ma anche, per partecipare il 16 agosto ai riti religiosi e ai festeggiamenti che rendono omaggio al Santo patrono. Seguendo, infatti, una tradizione ormai consolidata nel tempo e nell’animo dei caccuresi alle prime luci del mattino la statua del Santo, insieme a quella del fidato cagnolino, lascia il santuario e viene condotta dai “portartini” in processione per le vie del paese. I festeggiamenti si concludono a mezzanotte con la proiezione dei fuochi pirotecnici che richiamano ogni anno numerose persone dai paesi limitrofi. Guida Audio https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/09/ElevenLabs_2025-09-20T10_28_35_MarcoTrox-Italian-Pro-Voice-Actor-Storytelling-Audiobooks-Narration._pvc_sp100_s55_sb15_se20_m2.mp3 Il Borgo Caccuri è un antico borgo medievale nell’alta valle del Neto arroccato su una rupe a 650 m s.l.m. circondato da una rigogliosa vegetazione. Inserito tra I Borghi più belli d’Italia, l’accostamento tra storia e paesaggio incontaminato aveva colpito a fine ‘800 persino il viaggiatore francese François Lenormant che lo cita nella sua opera. L’origine del nome è incerta, e probabilmente legata alla natura impervia dell’altura su cui è sorto l’abitato, forse dal greco kakós (cattivo) o dal latino cacumen (vetta), interessante è il fatto che nell’odierna Grecia si trovi un villaggio dal nome Koukouri. La presenza di reperti già dall’epoca neolitica, testimonia l’antica presenza dell’uomo sul territorio, mentre interessante del periodo romano, nella località di Calusia, vicino la fonte termale di Bruciarello, il ritrovamento di un edificio di età imperiale inteso come parte di un impianto termale annesso ad una villa. Di epoca medievale è il piatto “alla pavoncella” (XI sec.), oggi al Museo di Reggio Calabria. Nel VI secolo i bizantini resero Caccuri presidio strategico sulla direttrice silana. Nell’Alto Medioevo era un castrum fortificato, con tre porte d’accesso ancora oggi ricordate nella toponomastica del paese (Porta Grande, Porta Piccola, Porta Nuova). Il castello, cuore del borgo, fu feudo di importanti famiglie i Carafa, i Cavalcanti e i Barracco ai quali si devono i rimaneggiamenti alla struttura, nonché le opere d’arte e gli abbellimenti architettonici Le viuzze che contraddistinguono il centro storico conducono a caratteristiche “rughe”, ovvero piazzette animate un tempo dalle chiacchiere delle persone. Nel rione Judeca, già sede nel medioevo di una comunità ebraica, si conserva una sinagoga con lavabo rituale. Tra i luoghi di culto spiccano la Chiesa matrice di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa di Santa Maria del Soccorso con statue e altari lignei, e il Santuario di San Rocco, patrono locale. Interessante anche la “Timpa dei Santi”, grotta legata al monachesimo italo-greco, con tracce di pitture rupestri. Ospitalità Osteria della RugaVia Misericordia, 6 – 88833 Caccuri KRTelefono: 0984 998619 Agriturismo Grancia del VurdojContrada Bordò – 88833 Caccuri KRTelefono: 340 662 0089 La Roccia Ristorante PizzeriaVia Conicella – 88833 Caccuri KRTelefono: 349 388 2510 Agriturismo Serra GrandeLocalità Serra Grande – 88833 Caccuri KRTelefono: +39 0984 998442 L’Angolo del Gusto (tavola calda)Piazza di Porta Grande – 88833 Caccuri KRTelefono: +39 0984 998893 Agriturismo CanciumatiContrada Conciumati – 88833 Caccuri KRTelefono: 0984 998519 Video https://www.qrmap.it/video_caccuri/sanrocco.MP4 Numeri Utili CARABINIERITelefono: +39 0984 998877 POLIZIA MUNICIPALETelefono: +39 0984 998040 FARMACIA Sorelle RizzoTelefono: +39 0984 998114 GUARDIA MEDICATelefono: +39 0984 975010 UFFICIO POSTALETelefono: +39 0984 998525 Percorsi Enogastronomici PERCORSO ENOGASTRONOMICO Un percorso enogastronomico è un  itinerario che permette di scoprire e apprezzare le tradizioni culinarie e vitivinicole di un determinato territorio, in questo caso del borgo di Caccuri. Il percorso offre la possibilità al viaggiatore di visitare aziende agricole, cantine, frantoi e altre realtà produttive, dove è possibile degustare e acquistare prodotti tipici locali. Inoltre, durante un percorso enogastronomico è possibile partecipare a degustazioni guidate, corsi di cucina, visite ai mercati e festival enogastronomici, che consentono di immergersi completamente nella cultura e nella storia del luogo.I percorsi enogastronomici rappresentano un’opportunità unica per conoscere e apprezzare la qualità e l’autenticità dei prodotti locali, nonché per vivere un’esperienza indimenticabile nel mondo della gastronomia. Vi proponiamo questo viaggio tematico … La chiesa di San Rocco

La chiesa di Santa Maria delle Grazie

Città di  Caccuri www.visitcaccuri.com Chiesa Santa Maria delle Grazie La chiesa di Santa Maria delle Grazie è ubicata nel centro storico e si raggiunge percorrendo la via che conduce al castello del quale probabilmente nel medioevo costituiva la cappella di riferimento. Di epoca medievale la face originaria è stata compromessa dai danni subiti a seguito degli eventi catastrofici che hanno interessato il territorio (terremoti del 1638, 1659, 1832, l’incendio del 1769 e infine il terremoto dei primi anni del Novecento), ma anche ad opera di malsani e aggressivi restauri condotti nel secolo scorso. Tracce della struttura originaria con elementi di tufo e monofore risalenti probabilmente al XIV secolo sono visibili nella torre campanaria al cui interno è ancora conservata una campana in bronzo datata al 1578, commissionata dall’Universitas di Caccuri ad Angelo Rinaldi, come si legge nella scritta impressa sotto il fregio decorato con motivi floreali. La facciata presenta un modellato dalle linee semplici e rigorose ed è caratterizzata da un prospetto centrale che termina in una profilatura con motivi ornamentali a girali e spioventi decorativi a termine di due paraste che delimitano i prospetti laterali. Il portale in pietra sviluppa la tipologia ad arco di trionfo. L’interno della chiesa, a pianta basilicale, è suddiviso in tre navate di cui la centrale più ampia e separata dalle laterali tramite una fila di pilastri. L’ambiente presenta decorazioni in stucco di gusto rococò ascrivibili al XVIII secolo, gli altari delle navate laterali adornati da cornici e cimase in stucco ospitano statue e dipinti di varie epoche, mentre sulla volta sono rappresentati all’interno di riquadrature episodi che fanno riferimento alle tre donne guerriere dell’Antico testamento Giuditta, Ester e Debora. Sull’arco di trionfo che separa la navata centrale dalla zona presbiterale è raffigurata l’Assunzione della Vergine fra Cristo e Dio Padre del 1811 firmata dal pittore Giuseppe Santanna. La zona presbiterale è sopraelevata e l’altare maggiore in muratura presenta all’interno di una grande nicchia a conchiglia decorata con stucchi a fregio e foglie d’acanto la statua della Madonna delle Grazie che ha sostituito quella più antica in legno scolpita a tutto tondo del XVII secolo. In fondo alla navata di sinistra si trova la Cappella del Santissimo Sacramento con altare in stucco e finto marmo in cui è esposta la tela con l’Ultima cena considerata opera dell’artista calabrese Cristoforo Santanna (Marano Marchesato 1734 ca- Rende 1805). Da menzionare nella navata di destra la presenza di una cappella, forse antico battistero del paese con ingresso dall’esterno, in cui fino a qualche decennio fa erano conservate le ceneri del vescovo di origini caccuresi Raffaele Maria De Franco (Caccuri 1803-Catanzaro 1883) fautore di importanti opere a Catanzaro dove svolse il suo vescovado. La cappella inoltre espone interessanti dipinti assegnati dagli studiosi ad artisti calabresi attivi nel XVIII secolo. Guida Audio https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/09/ElevenLabs_2025-09-20T11_54_13_MarcoTrox-Italian-Pro-Voice-Actor-Storytelling-Audiobooks-Narration._pvc_sp100_s55_sb15_se20_m2-1.mp3 Il Borgo Caccuri è un antico borgo medievale nell’alta valle del Neto arroccato su una rupe a 650 m s.l.m. circondato da una rigogliosa vegetazione. Inserito tra I Borghi più belli d’Italia, l’accostamento tra storia e paesaggio incontaminato aveva colpito a fine ‘800 persino il viaggiatore francese François Lenormant che lo cita nella sua opera. L’origine del nome è incerta, e probabilmente legata alla natura impervia dell’altura su cui è sorto l’abitato, forse dal greco kakós (cattivo) o dal latino cacumen (vetta), interessante è il fatto che nell’odierna Grecia si trovi un villaggio dal nome Koukouri. La presenza di reperti già dall’epoca neolitica, testimonia l’antica presenza dell’uomo sul territorio, mentre interessante del periodo romano, nella località di Calusia, vicino la fonte termale di Bruciarello, il ritrovamento di un edificio di età imperiale inteso come parte di un impianto termale annesso ad una villa. Di epoca medievale è il piatto “alla pavoncella” (XI sec.), oggi al Museo di Reggio Calabria. Nel VI secolo i bizantini resero Caccuri presidio strategico sulla direttrice silana. Nell’Alto Medioevo era un castrum fortificato, con tre porte d’accesso ancora oggi ricordate nella toponomastica del paese (Porta Grande, Porta Piccola, Porta Nuova). Il castello, cuore del borgo, fu feudo di importanti famiglie i Carafa, i Cavalcanti e i Barracco ai quali si devono i rimaneggiamenti alla struttura, nonché le opere d’arte e gli abbellimenti architettonici Le viuzze che contraddistinguono il centro storico conducono a caratteristiche “rughe”, ovvero piazzette animate un tempo dalle chiacchiere delle persone. Nel rione Judeca, già sede nel medioevo di una comunità ebraica, si conserva una sinagoga con lavabo rituale. Tra i luoghi di culto spiccano la Chiesa matrice di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa di Santa Maria del Soccorso con statue e altari lignei, e il Santuario di San Rocco, patrono locale. Interessante anche la “Timpa dei Santi”, grotta legata al monachesimo italo-greco, con tracce di pitture rupestri. Ospitalità Osteria della RugaVia Misericordia, 6 – 88833 Caccuri KRTelefono: 0984 998619 Agriturismo Grancia del VurdojContrada Bordò – 88833 Caccuri KRTelefono: 340 662 0089 La Roccia Ristorante PizzeriaVia Conicella – 88833 Caccuri KRTelefono: 349 388 2510 Agriturismo Serra GrandeLocalità Serra Grande – 88833 Caccuri KRTelefono: +39 0984 998442 L’Angolo del Gusto (tavola calda)Piazza di Porta Grande – 88833 Caccuri KRTelefono: +39 0984 998893 Agriturismo CanciumatiContrada Conciumati – 88833 Caccuri KRTelefono: 0984 998519 Numeri Utili CARABINIERITelefono: +39 0984 998877 POLIZIA MUNICIPALETelefono: +39 0984 998040 FARMACIA Sorelle RizzoTelefono: +39 0984 998114 GUARDIA MEDICATelefono: +39 0984 975010 UFFICIO POSTALETelefono: +39 0984 998525 Percorsi Enogastronomici PERCORSO ENOGASTRONOMICO Un percorso enogastronomico è un  itinerario che permette di scoprire e apprezzare le tradizioni culinarie e vitivinicole di un determinato territorio, in questo caso del borgo di Caccuri. Il percorso offre la possibilità al viaggiatore di visitare aziende agricole, cantine, frantoi e altre realtà produttive, dove è possibile degustare e acquistare prodotti tipici locali. Inoltre, durante un percorso enogastronomico è possibile partecipare a degustazioni guidate, corsi di cucina, visite ai mercati e festival enogastronomici, che consentono di immergersi completamente nella cultura e nella storia del luogo.I percorsi enogastronomici rappresentano un’opportunità unica per conoscere e apprezzare la qualità e l’autenticità dei prodotti locali, nonché per vivere un’esperienza indimenticabile nel mondo della gastronomia. Vi proponiamo questo viaggio tematico alla scoperta dei prodotti e delle tradizioni culinarie attraverso le diverse … La chiesa di Santa Maria delle Grazie

Benvenuto Caccuri

Città di  Caccuri www.visitcaccuri.com Benvenuti Caccuri è un antico borgo medievale nell’alta valle del Neto arroccato su una rupe a 650 m s.l.m. circondato da una rigogliosa vegetazione e da colline arenarie da pochi anni entrato nel prestigioso club dei Borghi più belli d’Italia. L’accostamento tra memoria storica e paesaggio incontaminato aveva colpito a fine ‘800 persino il viaggiatore francese François Lenormant che riporta Caccuri nella sua opera. L’origine del nome è incerta, e probabilmente legata alla natura impervia dell’altura su cui è sorto l’abitato, forse dal greco kakós (cattivo) o dal latino cacumen (vetta), è sicuramente interessante il fatto che nell’odierna Grecia si trovi un villaggio dal nome Koukouri. Il ritrovamento di reperti risalenti al Neolitico testimonia l’antica presenza dell’uomo sul territorio, mentre al periodo romano, risale l’edificio termale, recentemente scoperto su un terreno in prossimità della fonte termale di Bruciarello, in località Calusia. Di epoca medievale è il piatto “alla pavoncella” (XI sec.), oggi al Museo di Reggio Calabria. Nel VI secolo i bizantini resero Caccuri presidio strategico di difesa sulla direttrice silana, importante via di collegamento tra lo Jonio e il Tirreno. Nell’Alto Medioevo, il borgo si configura, come un castrum fortificato, con tre porte d’accesso ancora oggi ricordate nella toponomastica del paese (Porta Grande, Porta Piccola, Porta Nuova). Il castello, cuore del borgo, fu feudo di importanti famiglie i Carafa, i Cavalcanti e i Barracco ai quali si devono i rimaneggiamenti alla struttura, nonché le opere d’arte e gli abbellimenti architettonici Il centro storico è caratterizzato da viuzze che conducono a caratteristiche “rughe”, ovvero piazzette animate un tempo dalle chiacchiere delle persone. Nel rione Judeca, già sede nel medioevo di una comunità ebraica, si conserva una sinagoga con lavabo rituale. Tra i luoghi di culto spiccano la Chiesa matrice di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa di Santa Maria del Soccorso con statue e altari lignei, e il Santuario di San Rocco, patrono locale. Interessante anche la “Timpa dei Santi”, grotta legata al monachesimo italo-greco, con tracce di pitture rupestri. da Visitare -Centro Storico -Castello -Villa Comunale -Chiostro Ex Convento -Grotte Rupestri -Parco S.Andrea Chiese -Santuario S.Rocco -Chiesa S.M. delle Grazie -Badia di Santa Maria del Soccorso -Cappella del Santissimo Rosario Intorno -Ciclopedonale -Fanghi di Bruciarello -Parco delle Monache Guida Audio https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/09/ElevenLabs_2025-09-20T14_45_40_MarcoTrox-Italian-Pro-Voice-Actor-Storytelling-Audiobooks-Narration._pvc_sp100_s55_sb15_se20_m2.mp3 Ospitalità Osteria della RugaVia Misericordia, 6 – 88833 Caccuri KRTelefono: 0984 998619 Agriturismo Grancia del VurdojContrada Bordò – 88833 Caccuri KRTelefono: 340 662 0089 La Roccia Ristorante PizzeriaVia Conicella – 88833 Caccuri KRTelefono: 349 388 2510 Agriturismo Serra GrandeLocalità Serra Grande – 88833 Caccuri KRTelefono: +39 0984 998442 L’Angolo del Gusto (tavola calda)Piazza di Porta Grande – 88833 Caccuri KRTelefono: +39 0984 998893 Agriturismo CanciumatiContrada Conciumati – 88833 Caccuri KRTelefono: 0984 998519 Numeri Utili CARABINIERITelefono: +39 0984 998877 POLIZIA MUNICIPALETelefono: +39 0984 998040 FARMACIA Sorelle RizzoTelefono: +39 0984 998114 GUARDIA MEDICATelefono: +39 0984 975010 UFFICIO POSTALETelefono: +39 0984 998525 Percorsi Enogastronomici PERCORSO ENOGASTRONOMICO Un percorso enogastronomico è un  itinerario che permette di scoprire e apprezzare le tradizioni culinarie e vitivinicole di un determinato territorio, in questo caso del borgo di Caccuri. Il percorso offre la possibilità al viaggiatore di visitare aziende agricole, cantine, frantoi e altre realtà produttive, dove è possibile degustare e acquistare prodotti tipici locali. Inoltre, durante un percorso enogastronomico è possibile partecipare a degustazioni guidate, corsi di cucina, visite ai mercati e festival enogastronomici, che consentono di immergersi completamente nella cultura e nella storia del luogo.I percorsi enogastronomici rappresentano un’opportunità unica per conoscere e apprezzare la qualità e l’autenticità dei prodotti locali, nonché per vivere un’esperienza indimenticabile nel mondo della gastronomia. Vi proponiamo questo viaggio tematico alla scoperta dei prodotti e delle tradizioni culinarie attraverso le diverse sagre e vitivinicole del borgo di Caccuri. LA VITICOLTURA La viticoltura occupa una posizione di prestigio tra le attività agricolturali della Regione Calabria. I vini prodotti nella provincia di Crotone ed in particolare a Caccuri sono noti per la loro originalità e qualità. Essendo un comune, i produttori locali hanno cercato per i loro vigneti le posizioni migliori per ottenere uve idonee alla produzione di vini in linea con gli elevati standard presenti nella provincia. Nel comune di Caccuri le denominazioni di origine dedicate al vino sono principalmente due: Val Di Neto IGT; Calabria IGT. La denominazione Calabria IGT rappresenta una delle più importanti aree vitivinicole della regione Calabria. L’ IGT include le province di Cosenza, Crotone, Vibo Valentia, Reggio di Calabria ed è stata creata nel 1995. I vini della denominazione Calabria IGT si basano principalmente sui vitigni Aglianico, Ansonica,  Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Calabrese,  Castiglione, Chardonnay, Gaglioppo,  Greco Bianco, Guarnaccia, Magliocco canino, Malvasia bianca,  Malvasia nera di Brindisi, Manzoni bianco, Marsigliana nera, Merlot, Montonico bianco, Moscato bianco, Nerello Cappuccio,  Nerello Mascalese, Nocera, Pecorello, Pinot bianco, Prunesta, Riesling Italico, Sangiovese, Sauvignon, Sémillon, Gewürztraminer, Trebbiano Toscano. Le caratteristiche organolettiche dei vini Calabria IGT variano in base al colore, con i rossi che presentano colore rosso rubino con note di frutti rossi e spezie, ma anche tannini marcati, e i bianchi che mostrano un giallo paglierino con sentori floreali, agrumati e di mela. I vini rosati, invece, offrono un colore rosa brillante, con profumi di fragola e fiori, e un gusto fresco e sapido. Il Val di Neto Rosso è un vino calabrese prodotto nell’area crotonese. E’ un vino che prende la denominazione dalla valle del fiume Neto, in cui crescono i vitigni di produzione. E’ un vino calabrese a marchio IGT dal 1995, si ottiene da uve provenienti da vigneti composti nell’ambito aziendale; da uno o più vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Calabria, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino. L’IGT Val di Neto Rosso comprende vini con diverse composizioni di uva, che possono includere vitigni autoctoni come il Gaglioppo, il Magliocco e il Greco Nero, ma anche vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon. L’area di produzione del Val di Neto Rosso ricade nei comuni di Caccuri, Casabona, Crotone, Mesoraca, Pallagorio, Rocca Bernarda, Petilia Policastro, San Mauro Marchesato, Scandale e Strongoli. Le caratteristiche organolettiche del Val di Neto Rossi E’ un vino con una gradazione alcolica minima che è del 11,5%. Ha un … Benvenuto Caccuri

Benvenuto Santa Severina

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Benvenuti Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, oltre ad essere il salotto del paese.Il borgo di Santa Severina conserva anche numerose chiese di grande interesse storico e artistico, tra cui la Cattedrale di Sant’Anastasia, caratterizzata da una facciata di epoca barocca. All’interno, vi sono diverse opere d’arte: il crocifisso ligneo datato fine XV inizi XVI secolo e un affresco rappresentante la Madonna della Calabria con Gesù Bambino, San Francesco di Paola e l’abate Gioacchino da Fiore.Il Battistero di Santa Severina datato tra il VII e il IX secolo, è un’opera architettonica di origine bizantina, tra le più antiche e meglio conservate della Calabria. L’impianto circolare con otto colonne, la cupola, i pochi affreschi rimasti, lo rendono un luogo di grande fascino e spiritualità. La chiesetta di Santa Filomena o “Pozzoleo” un esempio di architettura sacra che risale al periodo compreso tra il XI ed il XII secolo d.C. Su uno dei lati esterni dell’edificio sacro, si aprono due bei portali d’ingresso ad arco acuto, decorati con motivi floreali e a tenaglia.Il Museo Diocesano di Arte Sacra di Santa Severina conserva una ricca collezione di dipinti, sculture e oggetti sacri, testimonianze della storia e della cultura religiosa del territorio. Tra le opere più significative del museo, spiccano la Madonna con Gesù Bambino attribuita a Ludovico Mazzanti, il braccio reliquiario, la statua in argento e la tela di Santa Anastasia, (Patrona di Santa Severina) oltre ad un archivio e una biblioteca di notevole importanza. Il museo ospita anche una sezione dedicata alla scultura, con opere in legno e in pietra che spaziano dal periodo bizantino al XIX secolo, e una sezione dedicata ai paramenti sacri, con una collezione di tessuti e abiti liturgici di grande pregio.Santa Severina è avvolta dalla natura, infatti nel suo patrimonio ambientale va annoverato Monte Fuscaldo, la parte più alta del Marchesato crotonese con presenze di fauna e flora importanti per la “macchia mediterranea”, oltre al leggendario fiume Neto (Neaithos), il quale conserva un importante ecosistema del territorio e da poco accompagna la ciclopedonale definita proprio della Valle del Neto. Monumenti -Concattedrale -Il Castello -Il Battistero -Piazza Campo -La Porta Antica -Ponte Santo Chiese -Concattedrale -Il Battistero -Chiesa del Pozzoleo -Chiesa Santa Lucia -Chiesa S.Antonio -Chiesa Santa Maria -Chiesa Addolorata -Chiesa S’Anna Musei -Macss -Museo Diocesano -Multilia -Museo Archeologico -Museo del Caffè -Casa d’arte Ospitalità LA LOCANDA DEL RE’Telefono: +39 0962 51781 LO SCOGLIOTelefono: +39 331503 1177 SOFRITO SOUL FOODTelefono: +39 3533469260 LE PUZELLETelefono: +39  096251004 LE MONACHELLETelefono: +39 3913050252 IL QUERCETOTelefono: +39 0744982239 HOLIDAY HOUSETelefono: +39 3533469260 B & B MESOVIATelefono: +39 3892674517B & B FILOXENIATelefono: +39 389 267 4517 GUIDE NEL BORGOTelefono: +39 339405163Telefono: +39 3334760610Telefono: +39 3481324260 Numeri Utili CARABINIERITelefono: +39 096251058 POLIZIA MUNICIPALETelefono: +39 096261062 FARMACIA Dr. RanieriTelefono: +39 096251015 GUARDIA MEDICATelefono: +39 0962555800 UFFICIO POSTALETelefono: +39 096251066 Eventi -FESTA DI CARNEVALE Data: 28 Febbraio Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Celebrazione del Carnevale con sfilate di carri in maschere, balli e cibo tradizionale.   -FESTA DELLE ARANCE Data: 10 Marzo Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Degustazione di cibi e bevande a base di arance.   -FESTA MEDIEVALE Data: 01 Maggio Luogo: Piazza del Borgo e Castello Descrizione: Rievocazione storica medievale con giochi ed esibizioni medievali.   -NOTTE ROMANTICA Data: 26 Giugno Luogo: Piazza del Borgo  Descrizione: Evento dedicata alle coppie e all’amore con degustazioni, musica, arte, cultura.   -FESTIVAL DELLA POESIA Data: 02 Settembre Luogo: Piazza del Borgo  Descrizione: Evento dedicata alle poesie e libri.   -WINE FESTIVAL Data: 28 Dicembre Luogo: Castello  Descrizione: Evento dedicata al vino con degustazioni , musica e food, Arte. Geolocalizzazione Itinerari Versione 2.0 2025

Benvenuto Santa Severina

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Benvenuti Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, oltre ad essere il salotto del paese.Il borgo di Santa Severina conserva anche numerose chiese di grande interesse storico e artistico, tra cui la Cattedrale di Sant’Anastasia, caratterizzata da una facciata di epoca barocca. All’interno, vi sono diverse opere d’arte: il crocifisso ligneo datato fine XV inizi XVI secolo e un affresco rappresentante la Madonna della Calabria con Gesù Bambino, San Francesco di Paola e l’abate Gioacchino da Fiore.Il Battistero di Santa Severina datato tra il VII e il IX secolo, è un’opera architettonica di origine bizantina, tra le più antiche e meglio conservate della Calabria. L’impianto circolare con otto colonne, la cupola, i pochi affreschi rimasti, lo rendono un luogo di grande fascino e spiritualità. La chiesetta di Santa Filomena o “Pozzoleo” un esempio di architettura sacra che risale al periodo compreso tra il XI ed il XII secolo d.C. Su uno dei lati esterni dell’edificio sacro, si aprono due bei portali d’ingresso ad arco acuto, decorati con motivi floreali e a tenaglia.Il Museo Diocesano di Arte Sacra di Santa Severina conserva una ricca collezione di dipinti, sculture e oggetti sacri, testimonianze della storia e della cultura religiosa del territorio. Tra le opere più significative del museo, spiccano la Madonna con Gesù Bambino attribuita a Ludovico Mazzanti, il braccio reliquiario, la statua in argento e la tela di Santa Anastasia, (Patrona di Santa Severina) oltre ad un archivio e una biblioteca di notevole importanza. Il museo ospita anche una sezione dedicata alla scultura, con opere in legno e in pietra che spaziano dal periodo bizantino al XIX secolo, e una sezione dedicata ai paramenti sacri, con una collezione di tessuti e abiti liturgici di grande pregio.Santa Severina è avvolta dalla natura, infatti nel suo patrimonio ambientale va annoverato Monte Fuscaldo, la parte più alta del Marchesato crotonese con presenze di fauna e flora importanti per la “macchia mediterranea”, oltre al leggendario fiume Neto (Neaithos), il quale conserva un importante ecosistema del territorio e da poco accompagna la ciclopedonale definita proprio della Valle del Neto. Monumenti -Concattedrale -Il Castello -Il Battistero -Piazza Campo -La Porta Antica -Ponte Santo Chiese -Concattedrale -Il Battistero -Chiesa del Pozzoleo -Chiesa Santa Lucia -Chiesa S.Antonio -Chiesa Santa Maria -Chiesa Addolorata -Chiesa S’Anna Musei -Macss -Museo Diocesano -Multilia -Museo Archeologico -Museo del Caffè -Casa d’arte Ospitalità LA LOCANDA DEL RE’Telefono: +39 0962 51781 LO SCOGLIOTelefono: +39 331503 1177 SOFRITO SOUL FOODTelefono: +39 3533469260 LE PUZELLETelefono: +39  096251004 LE MONACHELLETelefono: +39 3913050252 IL QUERCETOTelefono: +39 0744982239 HOLIDAY HOUSETelefono: +39 3533469260 B & B MESOVIATelefono: +39 3892674517B & B FILOXENIATelefono: +39 389 267 4517 GUIDE NEL BORGOTelefono: +39 339405163Telefono: +39 3334760610Telefono: +39 3481324260 Numeri Utili CARABINIERITelefono: +39 096251058 POLIZIA MUNICIPALETelefono: +39 096261062 FARMACIA Dr. RanieriTelefono: +39 096251015 GUARDIA MEDICATelefono: +39 0962555800 UFFICIO POSTALETelefono: +39 096251066 Eventi -FESTA DI CARNEVALE Data: 28 Febbraio Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Celebrazione del Carnevale con sfilate di carri in maschere, balli e cibo tradizionale. -FESTA DELLE ARANCE Data: 10 Marzo Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Degustazione di cibi e bevande a base di arance. -FESTA MEDIEVALE Data: 01 Maggio Luogo: Piazza del Borgo e Castello Descrizione: Rievocazione storica medievale con giochi ed esibizioni medievali. -NOTTE ROMANTICA Data: 26 Giugno Luogo: Piazza del Borgo  Descrizione: Evento dedicata alle coppie e all’amore con degustazioni, musica, arte, cultura. -FESTIVAL DELLA POESIA Data: 02 Settembre Luogo: Piazza del Borgo  Descrizione: Evento dedicata alle poesie e libri. -WINE FESTIVAL Data: 28 Dicembre Luogo: Castello  Descrizione: Evento dedicata al vino con degustazioni , musica e food, Arte. 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Benvenuto ad Altilia

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Palazzo Barracco Fondata nel XII secolo, nella frazione di Altilia, il Monastero della Madonna della Calabria divenne il principale santuario mariano della Calabria. Inizialmente sostenuto dai Normanni, il monastero fu posto sotto la protezione diretta dell’imperatore Federico II di Svevia. Secondo i documenti di Ferdinando Ughelli, nel maggio 1099, Ruggero Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo, confermò al vescovo Policronio il possesso del monastero di Calabromaria. Ruggero II confermò nuovamente il possesso al vescovo a Santa Severina il 1° giugno 1115.Tra la metà del Cinquecento e gli inizi del Seicento, il Monastero fu gestito dagli abati commendatari della famiglia Barracco. Tiberio Barracco, in particolare, si adoperò per la preservazione dei documenti storici del monastero, facendoli trascrivere nel 1581. Una copia di questi manoscritti è conservata presso l’Archivio storico di Napoli. All’inizio del XIX secolo, il monastero fu trasformato in un palazzo baronale appartenente ai Barracco. Oggi, l’edificio è in parte di proprietà comunale e in parte occupato da abitazioni private.Nel 2010, ricerche archeologiche hanno rivelato il degrado e la trasformazione di alcune cavità artificiali sul fronte della scarpata antistante il Palazzo Barracco. I materiali rinvenuti risalgono al XIX secolo, suggerendo che la costruzione del palazzo baronale ha compromesso la conservazione delle aree circostanti.Attualmente è la sede del Multilia, un museo multimediale con cinque stanze tematiche sulla storia del territorio, sia culturale che ambientale. Villa Comunale Situata nella frazione di Santa Severina, la Villa del Palazzo Barracco vanta una storia affascinante che risale al XVI secolo. Originariamente un giardino adiacente al convento dei cistercensi di Santa Maria di Altilia, questo spazio verde si estende oggi per oltre ventimila metri quadrati ed è adiacente all’attuale Palazzo Barracco, che in passato era parte del monastero di Calabromaria.La villa è strutturata a terrazzi su sei livelli, collegati tra loro da eleganti gradinate. Tra le caratteristiche più distintive del giardino ci sono i numerosi pini domestici (Pinus pinea), che possono raggiungere i trenta metri di altezza e avere tronchi con circonferenze superiori ai duecentocinquanta centimetri. La pineta di Altilia, piantata alla fine del XIX secolo dal barone Barracco, è particolarmente notevole per la sua posizione nell’entroterra a 316 metri di altitudine, una quota insolita per questo tipo di piante.Accanto ai pini, la villa ospita una varietà di altre specie arboree, tra cui abeti, cipressi, salici, palme e lecci, che arricchiscono ulteriormente il suo patrimonio verde. Scavi Il Parco Archeologico di Altilia, situato nella frazione di Santa Severina, in provincia di Crotone. In questo luogo molto importante, si possono esplorare i resti di un insediamento brettio risalente al IV secolo a.C., scoperto alla fine degli anni Settanta. Questo sito storico è particolarmente affascinante per la sua posizione strategica, all’incrocio dei fiumi Neto e Lese, e all’inizio di una via antica che collegava l’entroterra calabrese alla costa Tirrenica.La zona archeologica, non è solo un luogo di grande interesse archeologico, ma anche un angolo di natura incontaminata. La sua bellezza paesaggistica arricchisce l’esperienza di visita, offrendo un’atmosfera tranquilla e suggestiva.Il sito di Altilia, pur essendo di piccole dimensioni, rappresenta una parte importante del patrimonio calabrese. Anche se molti luoghi simili sono poco conosciuti e talvolta trascurati, qui potete scoprire un pezzo prezioso della storia antica in un contesto naturale mozzafiato. La visita al parco è un’opportunità unica per apprezzare la storia e il paesaggio della Calabria in un solo posto! Multilia MULTILIA“Museo Multimediale di Altilia”Il Multilia nasce nel Palazzo Barracco di Altilia, nel Comune di Santa Severina e occupa quasi tutto il primo piano. Si propone come potenziale centro di cultura naturalistica nell’area urbana, premessa peruna vivace attività di ricerca didattica, di formazione e d’informazione del patrimonio culturale naturalistico ambientale. Si propone come struttura culturale e di divulgazione con un compito primario di educazione permanente svolto grazie alla realizzazione, al mantenimento e all’innovazione delle saleespositive con soluzioni ed attrezzature tecnologicamente avanzate creando un vero e proprio Museo Multimediale. Tutti i contenuti dei mini documentari sono esclusivi ed originali, girati appositamente per il Multilia e con macchine da ripresa professionali e attrezzature tecnologicamente avanzate.Droni, obiettivi macro, telecamere per timelapse e obiettivi fotografici montati su reflex digitali.Le musiche sono anch’esse originali e scritte sia per basi documentaristiche che per orchestrazioni.La voce narrante è fra le voci più utilizzate e famose nel panorama televisivo nazionale così come tutti i professionisti intervenuti per la realizzazione dei contenuti.Nello specifico raccontiamo la vita al Palazzo e come lo sviluppo di tutte le attività dall’agricoltura all’apicoltura, dal pascolo al tessile ecc, permettessero l’autosostentamento della popolazione che si sviluppava intorno ad esso.Il Museo è composto di 5 sale identificate, nella piantina che precede, con lettere per semplicità descrittiva.Esse sono precedute, al piano terra, dalla reception/biglietteria e da una sala preparatoria alla visita del Multilia all’interno della quale si può visionare la piantina del Palazzo e il percorso da seguire, un breve filmato riassuntivo di 3 minuti e l’elenco delle regole da rispettare. L’accesso alle sale con le video-installazioni avviene attraverso le scale secondarie del Palazzo Barracco utilizzate anticamente dalla servitù.1. Il percorso espositivo inizia nella sala C identificata come Sala “Benvenuto”.Al suo interno è installato l’HelioDisplay. Consiste in uno schermo planare interattivo che proietta le immagini come un ologramma. Non richiede nessuna superficie su cui proiettare l’immagine ma soltanto aria poiché dal dispositivo per visualizzare l’immagine fuoriesce un getto acqua vaporizzata. Lavora come uno schermo galleggiante, con la possibilità di manipolare l’immagine, proiettata in aria, con le dita.Il soggetto narrante scelto per la proiezione “olografica” rappresenta un esponente della famiglia Barracco che sarà ripreso con videocamere dedicate e, esattamente come un vero padrone di casa, accoglierà gli ospiti dando loro il benvenuto, riassumendo l’origine del Palazzo, la sua storia e cosa ha rappresentato negli anni. Racconterà anche alcune curiosità vissute personalmente e cenni sui proprietari. Contemporaneamente alla sua esposizione, su una delle pareti della stanza che la ospita, saranno proiettate riprese aeree, immagini, foto d’epoca o filmati storici reperiti sul territorio, con proiezione tradizionale. Anticiperà, in modo sintetico, cosa l’utente vedrà nel museo e nelle sale annesse augurando loro una … Benvenuto ad Altilia

Chiesa s.lucia-porta antica

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Chiesa S.Lucia Chiesa di Santa Lucia Nel 1532, Clemente VII approvò la fondazione di un convento dei Minori Conventuali a Santa Severina, creato da Giovanni Francesco, Giovanni Maria di Sanctoseverino e Antonio degli Infusini. Questo convento, uno dei due all’interno delle mura cittadine, era dedicato al San Salvatore e si trovava vicino alla porta della città chiamata della Piazza, quasi sotto le mura del castello. Verso la fine del Cinquecento, il convento ospitava solo due o tre frati, che vivevano di elemosina. A causa delle poche risorse e del numero insufficiente di frati, fu inserito nell’elenco dei piccoli conventi da chiudere dopo la Costituzione di Innocenzo X. Secondo il Fiore, la chiusura avvenne nel 1653. Dopo la soppressione, l’ospedale della città, gestito dalla confraternita di Santa Caterina, si trasferì nel convento abbandonato, utilizzando un edificio non consacrato. L’arcivescovo Francesco Falabella (1660-1670) descrisse l’ospedale come un luogo per accogliere pellegrini e curare malati, con solo tre stanze e un letto in cattive condizioni. Si occupò di restaurarlo, aggiungendo tre letti. L’ospedale, che serviva i poveri e i pellegrini, si trovava nella chiesa del SS. Salvatore, un ex convento di S. Francesco, all’ingresso della città. Qui, le risorse erano limitate e servivano anche per pagare le messe per i benefattori. La chiesa era dotata di due altari, uno dedicato a S. Antonio e l’altro alla Concezione, e accanto c’erano quattro stanze per l’ospedale. Nel Settecento, l’ospedale rimase nel convento soppresso, e la chiesa fu intitolata all’Immacolata Concezione. A metà del Settecento, celebrava quattro messe a settimana, gestita da un procuratore del seminario. Era collegata all’ospedale, con altri due altari dedicati a Santa Lucia e Sant’Antonio da Padova, senza oneri. Durante la Cassa Sacra, la chiesa dell’ospedale aveva due porte, una piccola con una chiave di ferro e una grande con un legno di traverso, entrambe in cattive condizioni. All’interno c’era un altare con un quadro dell’Immacolata, una finestra senza vetri e una sagrestia con uno stipo per gli arredi sacri. Oggi, la chiesa, conosciuta come la chiesa di Santa Lucia, è caratterizzata da un’entrata laterale con un piccolo spazio d’ingresso esterno, una facciata completamente rimaneggiata con una finestra centrale ed un campanile semplice, con segni di modifiche strutturali sulla base, sormontato da una particolare piramide capeggiata da una sfera all’estremità della punta. L’interno presenta una navata intonacata di bianco, un piccolo presbiterio dove trova posto la statua di Santa Lucia, firmata G. Cerrone, scultore napoletano della prima metà del XX secolo. A destra si apre una porta, la quale introduce all’attuale sacrestia, ex ambiente definito “ospedale” in epoche passate. La particolarità dell’edificio, ad ogni modo è la decorazione dell’abside esterno che riporta un motivo a “zig-zag” di mattoncini. Attualmente la chiesa di Santa Lucia viene aperta al pubblico nel periodo di Dicembre, in occasione della ricorrenza festiva della suddetta santa. Porta Antica La Porta Antica o della “Piazza” Al fine di garantire una più efficace difesa della città di Santa Severina, Andrea Carafa (XVI secolo) promosse la costruzione di nuove porte urbiche, tra cui la porta della Piazza e quella della Grecìa, e potenziò le fortificazioni della rocca, già naturalmente protetta, mediante l’aggiunta di nuovi tratti murari e la creazione di nuovi dirupi ottenuti attraverso la rimodellazione delle zone più vulnerabili del perimetro. La cortina muraria così realizzata, pur adattandosi alle caratteristiche del terreno, risponde a un preciso disegno strategico volto a proteggere la porta della Piazza mediante linee di difesa radente e di fiancheggiamento. Caratteristica distintiva di tale cortina sono i numerosi punti di sparo, realizzati sotto forma di aperture a doppia spiovente, che consentono di coprire efficacemente sia l’esterno che l’interno della fortificazione. Oggi la Porta Antica è l’unica ad essere rimasta quasi intatta, rispetto al quella della Grecìa e Porta Nova, e per un certo verso, oltre ad essere un entrata monumentale d’effetto, è una considerevole alternativa alla strada “nuova” di accesso al borgo di Santa Severina. A creare uno scenario arcaico, vi è la stradina che discende con curve sinuose verso la fontana “vecchia” voluta nell’ottocento dall’Arcivescovo Alessandro De Risio. Guida Audio Chiesa di Santa Lucia https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/Audio_chiesa_santalucia.mp3 Porta Antica https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/Audio_Porta_Antica.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di … Chiesa s.lucia-porta antica

Macss-Castello-campo

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Castello Castello di Santa SeverinaOccupa un’area di oltre 10.000 mq. sulla parte più alta del paese. Il recente restauro (1991-1998) ha restituito una struttura che è fra le più affascinanti, complesse e meglio conservate nell’intero Mezzogiorno d’Italia. Nato come Kastron bizantino con costruzioni ecclesiali e militari su primitivi insediamenti precedenti di occupazione araba, fu rimaneggiato dai Normanni che ne obliterarono la presenza bizantina restituitaci, in piccola ma significativa parte, dagli ultimi restauri. Secondo la storiografia precedente la sistemazione quasi definitiva della struttura era da attribuire ad Andrea Carafa ed ai nipoti, tanto che veniva indicato come “il Castello Carafa”. Secondo il parere dei tecnici-restauratori la costruzione dell’intero mastio, che è poi la parte più appariscente, è dovuta agli Angioini anche se questa analisi non trova tutti d’accordo. Non si hanno notizie di trasformazioni apportate dai Ruffo che non abitarono nel castello, mentre significative modifiche vanno ascritte a merito degli Sculco e, soprattutto, dei Grutther che, venuta meno la necessità di difesa, trasformarono il mastio della fortezza in dimora nobiliare arredandola con i pregevoli decori di Francesco Jordano. Nel castello, oltre alle mostre temporanee che di continuo vi vengono allestite, è presente il Museo Archeologico, il Centro Documentazioni e Studi di Castelli e Fortificazioni Calabresi, l’esposizione permanente delle armi e armature, la collezione degli abiti d’epoca di proprietà del Comune, un’esposizione sulla lirica italiana, la collezione Giaquinta sulla carta moneta dal ‘700 fino ai nostri giorni, un’esposizione sugli strumenti di cultura contadina e infine la mostra sugli strumenti di tortura nel Medioevo adibita nelle antiche prigioni del Castello. Si tratta di un monumento imponente che ormai è diventato il motore centrale degli eventi organizzati a Santa Severina, nonché prima scelta come luogo turistico della provincia di Crotone. Aperto al pubblico tutto l’anno con un target di visitatori molto ampio: dai gruppi regionali, alle scuole di ogni ordine e grado, fino a turisti internazionali, comprese i passeggeri delle navi crociere che attraccano nel porto crotonese e scelgono da più di dieci anni come escursione Santa Severina e le bellezze storiche-artistiche. Macss Il MACSS – Museo d’arte contemporanea di Santa SeverinaOltre ai noti monumenti consegnati dalla Storia al borgo di Santa Severina, tra i quali si ricordano il Battistero, la chiesa di Santa Filomena, l’imponente Castello, la Cattedrale, il Museo Diocesano di arte sacra, si riscontra la presenza di una importante collezione d’arte contemporanea.La raccolta d’arte conta più di duecento opere, caratterizzate da stili artistici e tecniche differenti, nelle quali sono presenti le firme di artisti italiani e internazionali, maestri d’arte e giovani aspiranti, un insieme di pitture tradizionali e invenzioni creative-concettuali.L’inizio degli avvenimenti che hanno determinato la formazione di questa testimonianza artistica è collocabile nei primi anni settanta del ‘900. Il piano nobile del Castello di Santa Severina era la sede del convitto comunale maschile, che ospitava circa ottanta studenti del liceo-ginnasio “D. Borrelli”. Quando il collegio fu costretto a chiudere per mancanza di alunni, l’amministrazione comunale del tempo pensò di valorizzare al meglio questi locali, creando un’importante pinacoteca attraverso delle mostre di pittura di livello nazionale. I primi due anni furono organizzate delle estemporanee con temi riguardanti gli aspetti del paesaggio locale. Col passare degli anni, il Comune mettendo a disposizioni fondi più consistenti per l’estemporanea, abbinò una mostra che richiamò a Santa Severina tra i più affermati pittori italiani; oltre ad organizzare un concorso esterno, sempre di pittura, al quale potevano partecipare cittadini locali, con il fine di instaurare una passione ed un interesse per l’arte.Il maestro Giuseppe Miriello, sindaco all’epoca di Santa Severina, il professor Antonino Pala, che da Giardini Naxos si era trasferito presso il nostro Liceo Classico, il pittore e scultore Ernesto Treccani, Giuseppe Selvaggi, giornalista parlamentare per “Il Tempo” ed “Il Messaggero” e direttore della rivista culturale “Idea”, il critico d’arte Luigi Tallarico erano i membri della giuria e portarono avanti il premio per diversi anni. Poiché le opere premiate rimanevano per regolamento di proprietà del Comune, ben presto i saloni del Castello, si riempirono di opere di un certo valore. Tra i tanti citiamo Aldo Turchiaro, Ennio Calabria, Luigi Menichelli, Giovanni Marziano, Gioacchino Lamanna. Con l’avvento della Pro Loco nel 1984, si istituì un nuovo premio: il “Siberene”, riconoscimento assegnato ad una personalità, ad un ente, ad un’associazione di origini calabresi che si è distinta in vari campi professionali ad un livello nazionale e internazionale. Questo evento annuale, oltre a portare a Santa Severina illustri personaggi, ha contribuito all’organizzazione di manifestazioni culturali, tra le quali proprio mostre ed estemporanee di pittura che erano abbinate al premio. Bisogna ricordare che nell’albo d’oro ci sono le firme di due grandi maestri d’arte: Mimmo Rotella e Aldo Turchiaro. Queste collettive di pittori con annesse l’assegnazione dei premi, furono organizzate fino alla fine degli anni ottanta, poiché dal 1992 al 1998 il Castello di Santa Severina è stato sottoposto ad un importante lavoro di restauro. Di conseguenza, durante questo periodo furono interrotti i principali eventi culturali attraverso i quali si contribuì all’arricchimento della pinacoteca comunale. La riapertura del Castello segnò una importante svolta nella politica culturale di Santa Severina, infatti le amministrazioni comunali guidate prima dal compianto dott. Giuseppe Rizza e poi dal dott. Bruno Cortese, programmarono e realizzarono numerosi avvenimenti che diedero nuova linfa allo sviluppo culturale siberenense.Dunque, ricominciarono ad essere organizzate nuovamente mostre ed estemporanee di pittura collegate sia al premio Siberene, ripreso, sia ad altri appuntamenti annuali. Vennero diversi artisti di livello nazionale ed internazionale ad allestire Personali e Colletive nel Castello, che il più delle volte, non pagando il compenso inerente alla locazione delle sale messe a disposizione, lasciavano una o più opere nella pinacoteca comunale. In aggiunta, furono compiuti dei workshop tramite le accademie di Belle Arti, che mandavano alcuni aspiranti artisti a fare degli stages a Santa Severina, sempre con l’accordo che le opere realizzate dovevano rimanere di proprietà al Comune. Così facendo continuò questa strategia diaumentare il numero delle opere, aggiungendo oltre ai già presenti quadri, anche sculture, installazioni e opere concettuali.Le sale del Castello hanno … Macss-Castello-campo

Castello-piazza campo

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Castello     Castello di Santa SeverinaOccupa un’area di oltre 10.000 mq. sulla parte più alta del paese. Il recente restauro (1991-1998) ha restituito una struttura che è fra le più affascinanti, complesse e meglio conservate nell’intero Mezzogiorno d’Italia. Nato come Kastron bizantino con costruzioni ecclesiali e militari su primitivi insediamenti precedenti di occupazione araba, fu rimaneggiato dai Normanni che ne obliterarono la presenza bizantina restituitaci, in piccola ma significativa parte, dagli ultimi restauri. Secondo la storiografia precedente la sistemazione quasi definitiva della struttura era da attribuire ad Andrea Carafa ed ai nipoti, tanto che veniva indicato come “il Castello Carafa”. Secondo il parere dei tecnici-restauratori la costruzione dell’intero mastio, che è poi la parte più appariscente, è dovuta agli Angioini anche se questa analisi non trova tutti d’accordo. Non si hanno notizie di trasformazioni apportate dai Ruffo che non abitarono nel castello, mentre significative modifiche vanno ascritte a merito degli Sculco e, soprattutto, dei Grutther che, venuta meno la necessità di difesa, trasformarono il mastio della fortezza in dimora nobiliare arredandola con i pregevoli decori di Francesco Jordano. Nel castello, oltre alle mostre temporanee che di continuo vi vengono allestite, è presente il Museo Archeologico, il Centro Documentazioni e Studi di Castelli e Fortificazioni Calabresi, l’esposizione permanente delle armi e armature, la collezione degli abiti d’epoca di proprietà del Comune, un’esposizione sulla lirica italiana, la collezione Giaquinta sulla carta moneta dal ‘700 fino ai nostri giorni, un’esposizione sugli strumenti di cultura contadina e infine la mostra sugli strumenti di tortura nel Medioevo adibita nelle antiche prigioni del Castello. Si tratta di un monumento imponente che ormai è diventato il motore centrale degli eventi organizzati a Santa Severina, nonché prima scelta come luogo turistico della provincia di Crotone. Aperto al pubblico tutto l’anno con un target di visitatori molto ampio: dai gruppi regionali, alle scuole di ogni ordine e grado, fino a turisti internazionali, comprese i passeggeri delle navi crociere che attraccano nel porto crotonese e scelgono da più di dieci anni come escursione Santa Severina e le bellezze storiche-artistiche. Piazza Campo La Piazza di Santa Severina“Campo” è il nome col quale gli abitanti di Santa Severina chiamano la propria piazza, probabilmente per antica memoria di un suo uso militare come piazza d’armi. Situata sul crinale del cocuzzolo su cui è arroccato il paese, è dominata da due importanti emergenze architettoniche: la Cattedrale a nord e il Castello a sud. Separati dal Castello da un profondo fossato, due “spuntoni” rocciosi formano un belvedere che si affaccia a oriente e ad occidente sui tetti delle case e su uno scenario che va dai monti della Sila alla valle del Neto, fino al mare Ionio. L’intervento su questo luogo carico di suggestioni si è concretizzato in una serie di segni realizzati col travertino su una pavimentazione di porfido. L’elemento strutturale è una grande ellisse orientata con l’asse maggiore nella direzione nord-sud. L’interno dell’ellisse è diviso in dodici quadranti dagli assi maggiore e minore e da quattro radicali convergenti in un sistema centrale che forma una rosa dei venti, il cui nucleo è costituito da un disegno che rappresenta l’occhio della conoscenza. Da questa partono otto aghi triangolari, orientati secondo i punti cardinali, che segnano la direzione dei venti, rappresentati da altrettanti volti incorniciati in piccole ellissi. Dall’ellisse, figura bifocale, si irradiano al suo esterno, generati da un centro unico, degli archi di cerchio realizzati con cubetti di marmo bianco intercalati ogni 4 metri nel porfido, quasi a ridisegnare, all’esterno della grande figura ellittica, la forma della piazza, a ridefinirne i confini. All’esterno dell’ellisse sono tracciati, sempre con cubetti di marmo bianco, due assi. Il primo, con direzione nord-sud, è il prolungamento dell’asse maggiore. All’intersezione con gli archi di cerchio sono posti dei bolli quadrati di travertino di 40 centimetri di lato su cui sono incisi i simboli astrologici del Sole e dei pianeti. Il secondo asse unisce il Castello e la Cattedrale e, alla mezzeria tra glia chi di cerchio, è formato da bolli circolari di 40 centimetri di diametro su cui sono disegnati i simboli alchemici delle materie. I due assi hanno in testata quattro grandi lastre circolari su cui sono rappresentate le stagioni a nord, i simboli del tempo a sud, il ciclo dell’oro e lo spirito dei metalli sull’asse Chiesa-Castello. Altre due lastre, tangenti all’ellisse in corrispondenza dell’asse minore, rappresentano il Sole a est e la Luna a ovest. Nella Villa Comunale, situata sullo “spuntone” a sud-ovest della piazza e delimitata da questa da un ciglio parallelo all’asse Chiesa-Castello, sono stati realizzati con muratura di pietrame locale due sistemi di sedili. Il primo si sviluppa lungo il perimetro verso il fossato con funzione anche di parapetto. Il secondo sistema è costituito da un nucleo circolare con quattro appendici curvilinee formate da un doppio ordine di sedili. Il tutto, pur contenendo al suo interno qualche suggestione di “labirinto”, forma in realtà un grande sole anch’esso orientato, come l’ellisse della piazza, secondo i quattro punti cardinali. A sud a ovest e a nord, nei punti di intersezione dei due assi centrali, realizzati con ciotola di fiume e bordure di travertino, con il sedile perimetrale, il parapetto è tagliato, creando tre affacci rispettivamente verso il Castello, verso le montagne e verso il tessuto urbano di una stradina di derivazione greco-latina: la “miseria” (da mesovia, via di mezzo). Quattro dialetti, sempre orientati, tangenti la parte centrale, dividono la villa in nove campi. Al centro del disegno è posta una fontana di travertino di forma cubica sulle cui facce est e ovest è disegnato un occhio, lo stesso che è al centro della rosa dei venti. Sopra la fontana è stata collocata una stella a diciotto punte realizzata con quadrello di ferro. Altre forme sferiche con immagini astronomiche, sempre di ferro, si trovano al centro dei tre affacci-feritoie. Lingua dei Segni Castello di Santa Severina https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/castello1080x1080.mp4 Guida Audio Il Castello https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/castello.mp3 Piazza Campo https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/lapiazza.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche … Castello-piazza campo