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Città di Caccuri www.visitcaccuri.com Cosa vedere Francesco Simonetta FRANCESCO SIMONETTA, detto Cicco (CACCURI, 1410 – PAVIA, 1480) Francesco Simonetta, detto Cicco o Cecco, nacque a Caccuri nel 1410 ca.. In giovane età fu istruito dai padri basiliani alla conoscenza del latino e del greco, e sicuramente padroneggiava anche il francese, l’ebraico e lo spagnolo. All’eccellente istruzione umanistica affiancò quella giuridica diventando notaio. Nel 1418 Francesco Sforza sposò Polissena Ruffo, dalla quale ricevette in dote la Signoria di Caccuri. La gestione delle terre acquisite con le nozze fu affidata ad Angelo Simonetta, zio di Cicco, che introdusse il nipote alla corte sforzesca, nella quale seppe emergere divenendo, in poco tempo, figura indispensabile e di grande autorevolezza nel contesto politico dell’epoca. Nel 1435 fu nominato consigliere personale di Renato d’Angiò a Napoli e nel 1448 fu designato Presidente onorario della Camera Summaria. In quello stesso anno appoggiò lo Sforza nella battaglia di Caravaggio, come ricordato nell’opera storiografica dal fratello Giovanni Simonetta che, al contempo, evidenziava la grande fiducia che il duca riponeva nel caccurese: «Cecco, se non ci fosse stato, si sarebbe dovuto farlo di cera». Con la conquista sforzesca del ducato di Milano (1450), Cicco fu nominato “cavaliere aureato”, capo della cancelleria secretaria, un complesso apparato cancelleresco, articolato in vari settori, dove per decenni esplicherà la sua autorità assoluta e incontrastata, anche attraverso una rigorosa divisione delle competenze e delle mansioni. Numerosi cancellieri e registratori erano assoggettati alla sua autorità ed a questi era richiesta e imposta riservatezza, puntualità, rigore e decoro. In quegli anni la sua fama era ormai affermata. Scrisse Costitutiones et Ordines della Cancelleria (1465), con la quale pose le basi ad una migliore organizzazione della burocrazia di Corte e di una nuova concezione dello Stato moderno che in quel periodo stava emergendo in varie zone d’Europa. Cicco si rivelò vero protagonista della sua epoca, capace di farsi portavoce dei cambiamenti che l’Umanesimo stava apportando nella società del tempo. Attorno al 1451 il matrimonio con Elisabetta Visconti lo introdusse nel mondo della nobiltà milanese. Fu caratterizzato da una grande sensibilità umanistica. Protettore di letterati e artisti, la sua biblioteca nel castello di Sartirana in Lomellina fu sicuramente di notevole pregio. Di Cicco Simonetta scrisse il Machiavelli nel XVIII capitolo delle Istorie Fiorentine, riconoscendone l’importanza e le doti in ambito politico:”… messer Cecco, uomo per prudenza e per lunga pratica eccellentissimo…”. Il caccurese fu apprezzato anche dal giovane duca Galeazzo Maria Sforza (1466-76) ma, a seguito dell’assassinio di questi alla fine del 1476, assolse al ruolo di effettivo leader politico e amministrativo sotto Bona di Savoia e il giovane duchetto Gian Galeazzo Sforza, come capo di un Consiglio ristretto concepito appositamente per affrontare la difficile situazione interna. Nel 1479 Ludovico Maria Sforza detto il Moro riuscì ad entrare nel castello ducale di Milano e accordarsi segretamente con Bona di Savoia per una tregua. Sarà la fine per il Simonetta che pronunciò la celebre frase:« Duchessa Illustrissima, à me sarà tagliato il capo, e voi in processo di tempo perderete lo stato». L’11 settembre dello stesso anno, Francesco Simonetta, insieme al fratello Giovanni, fu catturato e portato nel castello di Pavia dove restò prigioniero sino alla fine di ottobre del 1480, quando, dopo un sommario processo, fu condannato e decapitato sul rivellino del castello. Finiva così, tragicamente, la vita di uno degli uomini più potenti e influenti dell’epoca, figlio del Sud, che aveva saputo raggiungere la vetta con le sue sole doti di fine diplomatico e stratega politico. Parco delle Monache Questo splendido parco, immerso tra pini e querce secolari, é stato creato negli anni ’80 su progetto dell’allora Amministrazione comunale e adibito a punto di ristoro con sentieri, tavolini, barbecue, fontane d’acqua realizzate con pietra e legno, materiali che ben si integrano con il contesto richiamando il senso di ruralità. A lungo trascurato, nei primi anni 2000 è stato rivalutato dall’associazione GTMC, guidata dal compianto Savino Pasculli, che vi organizzò una festa con giochi popolari. Lasciato in seguito all’incuria e all’abbandono, negli ultimi decenni é stato valorizzato da un’associazione del posto che regolarmente vi organizza eventi, giornate di gioco e relax per bambini ed anziani. Piazza di Porta Grande La Piazza di Porta Grande, è il luogo di ritrovo principale di Caccuri e deve il suo nome alla Porta Grande, che rappresentava in passato il principale e più importante ingresso al borgo, a quel tempo circondato da una cinta muraria, con il castello predominante sull’abitato, dalla quale si diramavano le principali strade del paese: via Mergoli, via Buonasera denominata prima dell’unità d’Italia via Principe di Napoli e via Misericordia. Una ricostruzione ipotetica dell’antico ingresso al “castrum” è stata elaborata dal prof. Giuseppe Marino, storico locale, da anni impegnato nello studio dei monumenti e degli avvenimenti riguardanti il territorio. È possibile che fosse presente, già in epoca antica e in prossimità della Porta, uno spazio riconosciuto come luogo di riunione politica, religiosa, o di scambio commerciale dei caccuresi, in particolare al tempo in cui Caccuri era feudo di Ferrante Spinelli, duca di Castrovillari e conte di Cariati. Infatti, nella Platea dell’Abbazia di San Giovanni in Fiore, datata 1533, nella quale si descrivono i censi che questa esigeva a Caccuri, viene già indicata la presenza di una piazza: «Nella piazza ci sono alcune case palaziate, dei casalini e la chiesa di Santa Caterina», di cui non è possibile stabilire al momento quale fosse l’esatta ubicazione. In epoca moderna, con le conseguenti trasformazioni del centro abitato, lo slargo antistante la Porta Grande ha assunto il connotato di una vera piazza assolvendo al ruolo prezioso di spazio di aggregazione sociale e di pubblica utilità ospitando diversi servizi commerciali. Dalla forma oblunga e irregolare, è stata di recente oggetto di lavori di consolidamento e rinnovamento che le hanno conferito un aspetto contemporaneo, seppur rispettoso del contesto antico dell’abitato. Fontana di Canalaci All’ingresso del paese la fontana di “Canalaci” con il suo antico mascherone dal quale sgorga l’acqua sembra voler dare il benvenuto a visitatori e a chi intende fare una piccola sosta per dissetarsi. … cosa vedere