Chiesa Addolorata – Chiesa S.Anna

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Chiesa S.Anna Chiesa di Sant’Anna La chiesa si trovava vicino alla porta della Grecìa. Nel 1559, durante la visita del vicario Cerasia, il cappellano era Don Victorius Sfalanga. Il beneficio di ius patronato era della famiglia Sfalanga e comprendeva cinque case (una sotto Santa Anna, una alla Grecìa, una nella cappella di San Giovanni Battista e due in piazza) e un vigneto in località “Ghane”. Il vicario ordinò al cappellano di presentare i documenti di concessione e dotazione della chiesa, di far dipingere un’immagine della santa presso l’altare e di riparare il tetto. Il titolo della chiesa è legato agli Albanesi, poiché Santa Anna era la loro patrona, e si collega alla porta vicina e al quartiere della Grecìa. A metà Settecento, non aveva celebrazioni regolari e riceveva poche donazioni, quindi le messe si tenevano solo il giorno della sua festa. Era gestita per devozione dal canonico Francesco Antonio Godano. Alla fine del Settecento, la chiesa era ancora in funzione e si trovava vicino a quella di San Nicola. Attualmente la chiesa di Sant’Anna presenta un’ingresso con alcuni scalini che aprono ad una vista mozzafiato sulla valle sottostante. La facciata è caratterizzata da un portoncino, una finestra soprastante e in parallelo un piccolo campanile, come tutto il resto dell’edificio ha subito un restauro semplice ma elegante. L’interno, di minute dimensioni, è completamente vuoto con un piccolo altare in fondo all’unico navata. Nonostante sia stata costruita su una grande roccia, che ancora oggi caratterizza il luogo, la chiesa è chiusa al pubblico da molti anni per inagibilità strutturale. Chiesa Addolorata La chiesa dell’AddolorataL’edificio sconsacrato della chiesa dell’Addolorata risale al 1036 secondo un’epigrafe conservata nel Museo Diocesano di arte sacra, secondo alcuni studiosi si ipotizza fosse la prima cattedrale di Santa Severina. La costruzione dell’impianto architettonico è da attribuire al tardo periodo bizantino, che era impostato con una navata centrale e due, più piccole laterali. Dal XVII secolo la chiesa fu protagonista di notevoli modifiche che rielaborarono l’assetto, con diversi cambiamenti che continuarono per tutto il Settecento.Attualmente la chiesa dell’Addolorata versa in condizioni critiche, chiusa al pubblico da circa 45 anni, viene aperta sporadicamente per visite occasionali. Di recente è stato ripristinato il tetto pericolante, oltre ricevere una ristrutturazione alle mura esterne, compresa la facciata, la quale presenta un portale settecentesco con volute decorative sull’architrave e due finestre di stile barocco ai lati. Il campanile ospitava la più antica campana di Santa Severina del maestro “ANDREAS”, ora esposta nel Museo Diocesano. L’interno della chiesa, è caratterizzato da una navata centrale con il soffitto ligneo decorato a motivi vegetali e la raffigurazione al centro della colomba dello Spirito Santo, due cappelle laterali con altari in cattive condizioni e un presbiterio fatiscente che rimanda ad antichi fasti settecenteschi. Ci sono tracce di dipinti murali raffiguranti finte finestre e drappi azzurri che scendono dalle pareti. Sul lato destro vi è una sorta di ripostiglio con armadi e scaffalature in legno, ormai difficilmente recuperabili, insieme ad alcuni apparati effimeri raccolti ad un angolo dell’ambiente.La chiesa dell’Addolorata, denominata in passato anche “Santa Maria la Magna”, era una chiesa importante, centro religioso nel cuore del centro storico di Santa Severina, in cui vi erano conservate molte opere pittoriche e scultoree, fortunatamente salvate dall’incuria e oggi conservate ed esposte, nel Museo Diocesano di arte sacra.Di recente la chiesa è rientrata nei luoghi FAI, con aperture calendarizzate che hanno avuto un importante successo di pubblico, e negli anni passati è stata la location per diversi concerti di musica classica, anche nello spazio antecedente l’ingresso che funge da piccolo cortile. Lingua dei Segni Chiesa S’Anna https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/sanna1080x1080.mp4 Chiesa dell’Addolorata https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/addolorata1080x1080.mp4 Guida Audio La Chiesa di S.Anna https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/chiesa-di-santanna.mp3 La Chiesa dell’Addolorata https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/audio_chiesa_delladdolorata.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, oltre ad essere il salotto del paese.Il borgo di Santa Severina conserva anche numerose chiese di grande interesse storico e artistico, tra cui la Cattedrale di Sant’Anastasia, caratterizzata da una facciata di epoca barocca. All’interno, vi sono diverse opere d’arte: il crocifisso ligneo datato fine XV inizi XVI secolo e un affresco rappresentante la Madonna della Calabria con Gesù Chiesa Addolorata – Chiesa S.Anna

Monumenti ai caduti

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Monumento ai Caduti Il Monumento ai Caduti in guerra di Santa Severina è un’opera architettonica realizzata nel 1988, per impreziosire il bivio di risalita del borgo, un crocevia importante in cui coincidono le due entrate principali del territorio comunale. Il monumento è stato progettato dall’architetto Giuseppe Patanè, con un disegno ricorda uno scudo in cui si intersecano vialetti, aiuole e scale di passaggio. Al centro della villa vi sono tre architetture in cemento verticali, su le quali sono state installate degli altorilievi bronzei realizzati dall’artista Nicolangelo Izzi, i quali rappresentano rispettivamente: al centro un albero stilizzato con alla base i nomi dei caduti in guerra, a destra una donna con il figlio in braccio nell’atto di fuggire, e a sinistra volti di persone disperate, a descrivere l’orrore provocato da tutte le guerre. I nomi dei soldati caduti di Santa Severina raccontano la partecipazione alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale, ed ogni anno il 4 Novembre è organizzata una commemorazione nel loro ricordo. Guida Audio https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/monumento_ai_caduti.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, oltre ad essere il salotto del paese.Il borgo di Santa Severina conserva anche numerose chiese di grande interesse storico e artistico, tra cui la Cattedrale di Sant’Anastasia, caratterizzata da una facciata di epoca barocca. All’interno, vi sono diverse opere d’arte: il crocifisso ligneo datato fine XV inizi XVI secolo e un affresco rappresentante la Madonna della Calabria con Gesù Bambino, San Francesco di Paola e l’abate Gioacchino da Fiore.Il Battistero di Santa Severina datato tra il VII e il IX secolo, è un’opera architettonica di origine bizantina, tra le più antiche e meglio conservate della Calabria. L’impianto circolare con otto colonne, la cupola, i pochi affreschi rimasti, lo rendono un luogo di grande fascino e spiritualità. La chiesetta di Santa Filomena o “Pozzoleo” un esempio di architettura sacra che risale al periodo compreso tra il XI ed il XII secolo d.C. Su uno dei lati esterni dell’edificio sacro, si aprono due bei portali d’ingresso ad arco acuto, decorati con motivi floreali e a tenaglia.Il Museo Diocesano di Arte Sacra di Santa Severina conserva una ricca collezione di dipinti, sculture e oggetti sacri, testimonianze della storia e della cultura religiosa del territorio. Tra le opere più significative del museo, spiccano la Madonna con Gesù Bambino attribuita a Ludovico Mazzanti, il braccio reliquiario, la statua in argento e la tela di Santa Anastasia, (Patrona di Santa Severina) oltre ad un archivio e una biblioteca di notevole importanza. Il museo ospita anche una sezione dedicata alla scultura, con opere in legno e in pietra che spaziano dal periodo bizantino al XIX secolo, e una sezione dedicata ai paramenti sacri, con una collezione di tessuti e abiti liturgici di grande pregio.Santa Severina è avvolta dalla natura, infatti nel suo patrimonio ambientale va annoverato Monte Fuscaldo, la parte più alta del Marchesato crotonese con presenze di fauna e flora importanti per la “macchia mediterranea”, oltre al leggendario fiume Neto (Neaithos), il quale conserva un importante ecosistema del territorio e da poco accompagna la ciclopedonale definita proprio della Valle del Neto. Ospitalità LA LOCANDA DEL RE’Telefono: +39 0962 51781 LO SCOGLIOTelefono: +39 331503 1177 SOFRITO SOUL FOODTelefono: +39 3533469260 LE PUZELLETelefono: +39  096251004 LE MONACHELLETelefono: +39 3913050252 IL QUERCETOTelefono: +39 0744982239 HOLIDAY HOUSETelefono: +39 3533469260 B & B MESOVIATelefono: +39 3892674517B & B FILOXENIATelefono: +39 389 267 4517 GUIDE NEL BORGOTelefono: +39 339405163Telefono: +39 3334760610Telefono: +39 3481324260 Numeri Utili CARABINIERITelefono: +39 096251058 POLIZIA MUNICIPALETelefono: +39 096261062 FARMACIA Dr. RanieriTelefono: +39 096251015 GUARDIA MEDICATelefono: +39 0962555800 UFFICIO POSTALETelefono: +39 096251066 Eventi -FESTA DI CARNEVALE Data: 28 Febbraio Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Celebrazione del Carnevale con sfilate di carri in maschere, balli e cibo tradizionale. -FESTA DELLE ARANCE Data: 10 Marzo Luogo: Piazza del Borgo Descrizione: Degustazione di cibi e bevande a base di arance. -FESTA MEDIEVALE Data: 01 Maggio Luogo: Piazza del Borgo e Castello Descrizione: Rievocazione storica medievale con giochi ed esibizioni medievali. -NOTTE ROMANTICA Data: 26 Giugno Luogo: Piazza del Borgo  Descrizione: Evento dedicata alle coppie e all’amore con degustazioni, musica, arte, cultura. -FESTIVAL DELLA POESIA Monumenti ai caduti

Altilia-Barraco-Villa-Archeo-Museo

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Palazzo Barracco Fondata nel XII secolo, nella frazione di Altilia, il Monastero della Madonna della Calabria divenne il principale santuario mariano della Calabria. Inizialmente sostenuto dai Normanni, il monastero fu posto sotto la protezione diretta dell’imperatore Federico II di Svevia. Secondo i documenti di Ferdinando Ughelli, nel maggio 1099, Ruggero Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo, confermò al vescovo Policronio il possesso del monastero di Calabromaria. Ruggero II confermò nuovamente il possesso al vescovo a Santa Severina il 1° giugno 1115.Tra la metà del Cinquecento e gli inizi del Seicento, il Monastero fu gestito dagli abati commendatari della famiglia Barracco. Tiberio Barracco, in particolare, si adoperò per la preservazione dei documenti storici del monastero, facendoli trascrivere nel 1581. Una copia di questi manoscritti è conservata presso l’Archivio storico di Napoli. All’inizio del XIX secolo, il monastero fu trasformato in un palazzo baronale appartenente ai Barracco. Oggi, l’edificio è in parte di proprietà comunale e in parte occupato da abitazioni private.Nel 2010, ricerche archeologiche hanno rivelato il degrado e la trasformazione di alcune cavità artificiali sul fronte della scarpata antistante il Palazzo Barracco. I materiali rinvenuti risalgono al XIX secolo, suggerendo che la costruzione del palazzo baronale ha compromesso la conservazione delle aree circostanti.Attualmente è la sede del Multilia, un museo multimediale con cinque stanze tematiche sulla storia del territorio, sia culturale che ambientale. Villa Comunale Situata nella frazione di Santa Severina, la Villa del Palazzo Barracco vanta una storia affascinante che risale al XVI secolo. Originariamente un giardino adiacente al convento dei cistercensi di Santa Maria di Altilia, questo spazio verde si estende oggi per oltre ventimila metri quadrati ed è adiacente all’attuale Palazzo Barracco, che in passato era parte del monastero di Calabromaria.La villa è strutturata a terrazzi su sei livelli, collegati tra loro da eleganti gradinate. Tra le caratteristiche più distintive del giardino ci sono i numerosi pini domestici (Pinus pinea), che possono raggiungere i trenta metri di altezza e avere tronchi con circonferenze superiori ai duecentocinquanta centimetri. La pineta di Altilia, piantata alla fine del XIX secolo dal barone Barracco, è particolarmente notevole per la sua posizione nell’entroterra a 316 metri di altitudine, una quota insolita per questo tipo di piante.Accanto ai pini, la villa ospita una varietà di altre specie arboree, tra cui abeti, cipressi, salici, palme e lecci, che arricchiscono ulteriormente il suo patrimonio verde. Scavi Il Parco Archeologico di Altilia, situato nella frazione di Santa Severina, in provincia di Crotone. In questo luogo molto importante, si possono esplorare i resti di un insediamento brettio risalente al IV secolo a.C., scoperto alla fine degli anni Settanta. Questo sito storico è particolarmente affascinante per la sua posizione strategica, all’incrocio dei fiumi Neto e Lese, e all’inizio di una via antica che collegava l’entroterra calabrese alla costa Tirrenica.La zona archeologica, non è solo un luogo di grande interesse archeologico, ma anche un angolo di natura incontaminata. La sua bellezza paesaggistica arricchisce l’esperienza di visita, offrendo un’atmosfera tranquilla e suggestiva.Il sito di Altilia, pur essendo di piccole dimensioni, rappresenta una parte importante del patrimonio calabrese. Anche se molti luoghi simili sono poco conosciuti e talvolta trascurati, qui potete scoprire un pezzo prezioso della storia antica in un contesto naturale mozzafiato. La visita al parco è un’opportunità unica per apprezzare la storia e il paesaggio della Calabria in un solo posto! Multilia MULTILIA“Museo Multimediale di Altilia”Il Multilia nasce nel Palazzo Barracco di Altilia, nel Comune di Santa Severina e occupa quasi tutto il primo piano. Si propone come potenziale centro di cultura naturalistica nell’area urbana, premessa peruna vivace attività di ricerca didattica, di formazione e d’informazione del patrimonio culturale naturalistico ambientale. Si propone come struttura culturale e di divulgazione con un compito primario di educazione permanente svolto grazie alla realizzazione, al mantenimento e all’innovazione delle saleespositive con soluzioni ed attrezzature tecnologicamente avanzate creando un vero e proprio Museo Multimediale. Tutti i contenuti dei mini documentari sono esclusivi ed originali, girati appositamente per il Multilia e con macchine da ripresa professionali e attrezzature tecnologicamente avanzate.Droni, obiettivi macro, telecamere per timelapse e obiettivi fotografici montati su reflex digitali.Le musiche sono anch’esse originali e scritte sia per basi documentaristiche che per orchestrazioni.La voce narrante è fra le voci più utilizzate e famose nel panorama televisivo nazionale così come tutti i professionisti intervenuti per la realizzazione dei contenuti.Nello specifico raccontiamo la vita al Palazzo e come lo sviluppo di tutte le attività dall’agricoltura all’apicoltura, dal pascolo al tessile ecc, permettessero l’autosostentamento della popolazione che si sviluppava intorno ad esso.Il Museo è composto di 5 sale identificate, nella piantina che precede, con lettere per semplicità descrittiva.Esse sono precedute, al piano terra, dalla reception/biglietteria e da una sala preparatoria alla visita del Multilia all’interno della quale si può visionare la piantina del Palazzo e il percorso da seguire, un breve filmato riassuntivo di 3 minuti e l’elenco delle regole da rispettare. L’accesso alle sale con le video-installazioni avviene attraverso le scale secondarie del Palazzo Barracco utilizzate anticamente dalla servitù.1. Il percorso espositivo inizia nella sala C identificata come Sala “Benvenuto”.Al suo interno è installato l’HelioDisplay. Consiste in uno schermo planare interattivo che proietta le immagini come un ologramma. Non richiede nessuna superficie su cui proiettare l’immagine ma soltanto aria poiché dal dispositivo per visualizzare l’immagine fuoriesce un getto acqua vaporizzata. Lavora come uno schermo galleggiante, con la possibilità di manipolare l’immagine, proiettata in aria, con le dita.Il soggetto narrante scelto per la proiezione “olografica” rappresenta un esponente della famiglia Barracco che sarà ripreso con videocamere dedicate e, esattamente come un vero padrone di casa, accoglierà gli ospiti dando loro il benvenuto, riassumendo l’origine del Palazzo, la sua storia e cosa ha rappresentato negli anni. Racconterà anche alcune curiosità vissute personalmente e cenni sui proprietari. Contemporaneamente alla sua esposizione, su una delle pareti della stanza che la ospita, saranno proiettate riprese aeree, immagini, foto d’epoca o filmati storici reperiti sul territorio, con proiezione tradizionale. Anticiperà, in modo sintetico, cosa l’utente vedrà nel museo e nelle sale annesse augurando loro una Altilia-Barraco-Villa-Archeo-Museo

Chiesa di S.Antonio

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Chiesa S.Antonio Forse in precedenza dedicata alla SS.ma Annunziata, la chiesa di Sant’Antonio con l’annesso convento si colloca nella parte inferiore del paese presso il vecchio cimitero in via di trasferimento e si presenta con la facciata principale restaurata e un portale ad arco a tutto sesto in tufo cordonato del XVII secolo con stemma nobiliare della famiglia Carafa in rilievo; al di sopra del portale si aprono due finestroni con croce al centro. Il tetto che copre l’edificio è a doppio spiovente con a sinistra una semitettoia più bassa riguardante i corpi delle cappelle interne. La struttura interna a navata unica con presbiterio e coro ligneo seicentesco conserva tre cappelle di notevole importanza, sia per quanto riguarda le volte a botte sia per gli affreschi che rappresentano episodi della vita di Sant’Antonio di Padova e di San Francesco d’Assisi, anch’essi seicenteschi, forse ripresi da miniature del Trecento ed eseguiti con molta probabilità dagli stessi frati che abitavano il convento. Il lato destro della navata è arricchito da tele settecentesche che propongono la storia di Sant’Antonio, oltre un motivo a lesene sormontate da capitelli corinzi che continua anche sull’altra parete. Importanti le lastre marmoree dedicate alla famiglia Sculco e il dipinto dell’Annunciazione con in basso a destra lo stemma della famiglia nobile dei Grutther situato sulla parete dell’altare sopra il coro ligneo.Il convento detto dell’Osservanza databile tra Cinque e Seicento era retto dai frati zoccolanti e comprendeva diciotto celle affiancate da un orto che essi stessi coltivavano: sorto durante la signoria dei Carafa come si evince dalla presenza dello stemma sulla facciata della chiesa conventuale, in seguito a calamità naturali e alla vendita del 1791 fu soppresso e abbandonato. Solo negli anni ’50 chiesa e convento furono oggetto di ristrutturazione ospitando di lì a poco per un breve periodo la scuola elementare. L’orto, divenuto cimitero comunale già a partire dall’Ottocento, è stato svuotato dalle salme poiché un nuovo cimitero è stato realizzato più a valle. Oggi la chiesa è al servizio dei fedeli residenti nei rioni vicini che ormai rappresentano più della metà degli abitanti di Santa Severina, mentre l’ex convento di proprietà comunale è divenuto per un certo periodo sede distaccata dell’università per stranieri ospitando ogni anno molti studenti provenienti da diverse nazioni europee ed extraeuropee. La chiesa è coperta da un tetto a doppio spiovente col manto costituito da tegole in cotto sostenuto da una struttura portante a capriate in legno che si appoggia alle pareti laterali in muratura. All’interno il soffitto si presenta a cassettoni dipinto col bianco colore dominante insieme ai vari motivi floreali che ricordano talvolta il segno della croce. Al centro una cornice mantiene un pannello di compensato dipinto di bianco con una rosetta in rilievo, forse per ospitare anticamente una tela; ai suoi lati per tutto il versante lungo della chiesa vi sono quindici formelle quadrate vuote che è dubbio custodissero rappresentazioni della Via Crucis. Le pareti laterali che sorreggono il soffitto sono decorate a lesene e stucchi sormontati da capitelli corinzi, mentre al di sopra ci sono cornici vuote che occupano quasi completamente l’ambiente interno: tutto è stato ristrutturato e modificato negli anni ’70 dal parroco dell’epoca. Urgenti restauri sia del soffitto assai deteriorato che degli affreschi sarebbero necessari per riportare la struttura agli antichi splendori. Guida Audio https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/Audio_s_antonio.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, oltre ad essere il salotto del paese.Il borgo di Santa Severina conserva anche numerose chiese di grande interesse storico e artistico, tra cui la Cattedrale di Sant’Anastasia, caratterizzata da una facciata di epoca barocca. All’interno, vi sono diverse opere d’arte: il crocifisso ligneo datato fine XV inizi XVI secolo e un affresco rappresentante la Madonna della Calabria con Gesù Bambino, San Francesco di Paola e l’abate Gioacchino da Fiore.Il Battistero di Santa Severina datato tra il VII e il IX secolo, è un’opera architettonica di origine bizantina, tra le più antiche e meglio conservate della Calabria. L’impianto circolare con otto colonne, la cupola, i pochi affreschi rimasti, lo rendono un luogo di grande fascino e spiritualità. La chiesetta di Santa Filomena Chiesa di S.Antonio

La chiesa di Pozzoleo

Città di  Santa Severina www.visitsantaseverina.com Chiesa Pozzoleo La chiesa di Santa Filomena detta anche del “Pozzoleo” è una delle più antiche architetture religiose del tessuto urbano di Santa Severina. Situata all’entrata del centro storico, è la cartolina di benvenuto dei monumenti del borgo, la quale presenta una struttura molto particolare dovuta ad un periodo storico di transizione tra il mondo bizantino e l’avvento della dominazione normanna. La chiesetta risale al periodo compreso tra l’XI e il XII secolo, quindi edificata in epoca normanna, ma ben evidente è il rimando al periodo bizantino con un impianto architettonico tipico orientale e una cupoletta arabeggiante che presenta sedici colonnine. La struttura è divisa in due piani distinti, i quali mostrano un’unica navata: il livello superiore è formato da una doppia entrata con due portali ad arco acuto finemente decorati con motivi vegetali e a “tenaglia”, probabilmente erano incassate quattro colonnine ai lati, ormai perdute. All’interno la chiesa è composta da un’aula semplice completamente intonacata di bianco, con due bifore che affacciano sia ad est che a sud. La particolarità è l’impostazione di un grande abside centrale, fiancheggiata da due absidi di dimensioni più piccole, e una cupola slanciata di forma conico-cilindrica, con al centro un dipinto su tela del XVIII secolo raffigurante la Madonna del Pozzoleo. Tutto ciò anticipato da una deesis, in cui sono appese due stampe incorniciate in quadretti che raffigurano Gesù Cristo e la Madonna in stile bizantino. Il piano inferiore, invece prevedeva verosimilmente una cripta con una cisterna di più antica datazione, ma lo stato attuale non è sufficiente a dare una spiegazione puntuale e attenta. Ad ogni modo, al piano inferiore è dedicata la leggenda che attribuisce il nome di Santa Maria del Pozzo o Pozzoleo, di cui si riporta il racconto: “Filomena, donna molto laboriosa e di una religiosità che rasenta la follia, ogni mattina, infatti, si recava a messa all’alba, lasciando solo nel letto il figlio di cinque anni. Un brutto giorno, però, il bambino, svegliatosi improvvisamente e vistosi solo, si turbò così tanto che, dopo aver fatto alcuni passi piangendo a dirotto, cadde nel pozzo che stava nel piccolo cortiletto antistante la casa. Al suo ritorno la donna non trovò più il figlio e, disperata lo cercò in ogni parte del paese, urlando ovunque il suo nome. La seguiva una turba di persone nel tentativo di confortarla, ma ella, lacerata, scarmigliata e fuori di sé, rientrò in casa solamente nel tardo pomeriggio dopo una ricerca infruttuosa e molto dolorosa. Qui iniziò a martoriarsi tutto il corpo come per punirsi della grave distrazione quando, all’improvviso, dopo aver perduto ogni speranza, udì una vocina che le diceva: “Mamma, vieni a prendermi, sono qui nel pozzo e una signora mi tiene tra le braccia.” Un uomo, allora, scese con una scala a pioli giù per lo stretto e buio cunicolo e trovò il bambino seduto su un quadro della Madonna. Prese il bimbo così come si trovava, e lo portò in giro per tutto il paese per mostrare alla gente quanto accaduto.” Curiosità Il Comitato Madonne delle Grazie di Mugnano del Cardinale (AV) il 27 Dicembre 2014, organizzato con l’Associazione di “Santa Filomena battenti terza squadra”, regalò una statua di Santa Filomena alla Comunità di Santa Severina, in quanto nonostante il nome ufficiale della Chiesa riporta Santa Filomena, all’interno vi si trovava soltanto l’immagine della Madonna del Pozzo. Alcuni turisti di Mugnano del Cardinale in visita nel borgo calabrese poco tempo prima, trovandosi all’interno della chiesa, hanno voluto organizzare questo importantissimo evento, insieme alla Parrocchia di Santa Maria Maggiore di Santa Severina. La statua è stata benedetta nel Santuario di Santa Filomena dal rettore Don Giovanni Braschi. Lingua dei Segni https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/04/pozzoleo1080x1080.mp4 Guida Audio https://www.qrmap.it/wp-content/uploads/2025/03/chiesa_del_pozzoleo.mp3 Il Borgo Santa Severina, è un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche nella provincia di Crotone, annoverato tra i “Borghi più belli d’Italia”. L’origine del nome è ancora oggi oggetto di studi, i quali per la maggior parte attribuiscono questo luogo all’antica Siberene, città degli Enotri, che con il passare dei secoli e dei popoli ha subito delle evoluzioni toponomastiche. Con l’arrivo dei Romani si trasforma in Severiana, con la dominazione bizantina si è aggiunto l’appellativo Aghìa (Santa) Severiana, ed infine con la conquista normanna si è tradotto in latino l’attuale nome: Santa Severina, che è rimasto tale fino ai nostri giorni e annoverato in importanti documenti e mappe geografiche storiche. Altri studi propongono invece, che il nome è da sempre Santa Severina, dovuto alle conquiste agarene della città, altri ancora suggeriscono come antica denominazione: Nicopoli.Il cuore pulsante turistico culturale del borgo di Santa Severina è il Castello, con la sua imponente struttura formata da quattro torri e bastioni, domina il borgo dall’alto di una roccia millenaria. La sua posizione offre una vista spettacolare sull’intera vallata, che si estende dai monti della Sila fino al Mar Ionio. La sua importanza storica è legata anche al fatto che sono state rinvenute tracce architettoniche e reperti archeologici connessi a varie popolazioni del passato: enotri, brettii, greci, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini e aragonesi. Nelle sale nobiliari sono ancora visibili i dipinti settecenteschi di Francesco Jordano e di una bottega legata all’accademia dell’Arcadia. Annoverato tra i castelli meglio conservati dell’Italia meridionale, ormai da anni è la meta principale per migliaia di visitatori nazionali ed internazionali.La piazza principale di Santa Severina, Piazza Campo, è un vero gioiello di arte e simbolismo. La pavimentazione è un’ellisse che rappresenta l’universo, con al centro una rosa dei venti e l’occhio della conoscenza, che rimanda ad un sistema antropologico. La piazza ospita ogni anno la Festa Medievale di Santa Severina, una rievocazione storica con cortei, cavalieri, danze e combattimenti in costume d’epoca, oltre ad essere il salotto del paese.Il borgo di Santa Severina conserva anche numerose chiese di grande interesse storico e artistico, tra cui la Cattedrale di Sant’Anastasia, caratterizzata da una facciata di epoca barocca. All’interno, vi sono diverse opere d’arte: il crocifisso ligneo datato fine XV inizi XVI secolo e un affresco rappresentante la Madonna della Calabria con La chiesa di Pozzoleo